CARI FIGLI … CARI GENITORI … (ESSERE FIGLI, SEMPRE) – ART. 1 della CARTA DEI DIRITTI dei figli nella separazione dei genitori

Cari figli …

Adesso che i miei genitori si separano potrò conservare l’affetto di tutte le persone a cui tengo?

In questo momento d’incertezza ti stai chiedendo che accadrà di te e come la tua famiglia si organizzerà, ora che le differenze che avevano generato entusiasmo sono diventate muri fra i tuoi genitori. Ti chiedi chi diventerà l’arbitro della tua vita, chi deciderà chi potrai frequentare: un avvocato, un giudice, uno psicologo?
Può darsi che tu provi rancore per tuo padre e per tua madre, perché infrangendo una promessa, hanno rotto il tuo sogno rotondo e perfetto di felicità.
Dovrai pazientemente imparare ad accogliere l’imperfezione e i dubbi e dovrai essere indulgente con i tuoi genitori e con te stesso per non condannarti se non ami più con la fiducia di prima.
Ciascuno dei tuoi genitori ha il dovere di consentirti libertà di contatti con l’altro, deve astenersi dal chiedere il tuo schieramento, deve prima di tutto concentrarsi sui tuoi bisogni.
Puoi pretendere da loro e da tutti il rispetto dei tuoi sentimenti e dei tuoi ricordi, siano questi diretti alle persone che hai amato o alle cose, quelle che ti porti dentro i sapori e gli odori della dispersa famiglia, che fanno parte di te. Ad un figlio non dovrebbe mai essere chiesto di ricacciare in gola la richiesta di un incontro, di un abbraccio o di un cibo per il timore di dispiacere a un genitore. Non devi sentirti obbligato a dimenticare un nome caro o un’abitudine.
Il punto è che hai diritto a continuare a vivere da figlio.
Ma avere un cuore da bambino non è una vergogna, è un onore scriveva Hemingway.

La Pratica Collaborativa aiuta … i genitori che si separano a rispettare il diritto dei figli a continuare ad amare e a farsi amare da entrambi i genitori.

Gaia Diodà

Cari genitori …

Possiamo preservare il rapporto con i figli durante la separazione e da genitori separati?

L’enunciazione espressa nell’art. 1 della Carta dei diritti dei figli nella separazione del loro diritto di continuare ad amare ed essere amati – che richiama gli artt. 8, 9 e 10 della Convenzione ONU del 1989 sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – vuole garantire, nella regolazione dell’affidamento, del collocamento e della frequentazione dei figli, soluzioni che favoriscano e diano concretezza alla continuità affettiva. Genitori e legali dovranno quindi orientare le proprie scelte in questa direzione.  

Questo non significa che i tempi di frequentazione genitori/figli debbano essere scanditi da un principio di rigida eguaglianza tra genitori, ma che debbano essere privilegiate esperienze di condivisione di vita anche quotidiana  ad entrambi i genitori (per esempio, evitando i c.d. padri o madri della domenica o consentendo l’esperienza dei pernottamenti presso entrambi i genitori, ecc.) e che la scelta dell’eventuale genitore collocatario prevalente del minore sia effettuata guardando i bisogni specifici  di quel minore e alle specifiche capacità di quell’adulto, ivi compresa la capacità di favorire il rapporto con l’altro genitore che dovrà essere adeguatamente coinvolto nelle scelte. L’obiettivo è che entrambe le figure genitoriali mantengano, effettivamente e non solo in astratto, una comune presenza nella vita del figlio “idonea a garantirgli una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi i genitori nel dovere dei primi di cooperare nell’assistenza, educazione ed istruzione della prole” (Cass. 16125/2020) come previsto dall’art. 315 bis c.c.

Dare concretezza al diritto del minore alla continuità affettiva significa metterlo al centro della riorganizzazione che si impone in conseguenza della crisi familiare, vederne i bisogni, evitare di strumentalizzarlo, o, peggio ancora, di utilizzarlo come strumento di offesa. 

Sotto questo profilo la Pratica Collaborativa offre validi strumenti per evitare che il disaccordo si tramuti in conflitto o rimanga tale, bloccando i genitori in dinamiche viziose, che spostino i figli dell’essere centro effettivo delle loro attenzioni. 

L’art. 1 della Carta riconosce poi rilievo non solo al diritto del minore ad una piena bigenitorialità, ma anche al diritto al mantenimento delle relazioni con i fratelli, i nonni, i parenti e gli amici del nucleo familiare riflettendo la tutela riconosciuta nel nostro ordinamento alle relazioni familiari (c.f.r. artt. 29, 30, 31 e 32 della Costituzione e artt. 315 bis e 317 bis del codice civile) perché, come dice un noto ed antico proverbio africano “per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”. 

In conclusione, la separazione, in assenza di situazione pregiudizievoli per i minori, deve essere gestita in modo tale da preservare tutti i legami familiari, se possibile rafforzandoli, perché la crisi è anche occasione di cambiamento.

La Pratica Collaborativa aiuta a … promuovere la continuità affettiva.

Carlotta Marchiandi