CARI FIGLI … CARI GENITORI … (ESSERE FIGLI, SEMPRE) – ART. 4 della CARTA DEI DIRITTI dei figli nella separazione dei genitori

Cari figli …

Non riesci a parlare con i tuoi genitori?

Si stanno separando e tu ti senti solo e a volte addirittura in colpa … avresti tante domande da fare o vorresti raccontare cosa ti succede, ma niente, non c’è verso?!  

Forse sei anche un po’ arrabbiato con i tuoi perché litigano e non ti ascoltano? 

Quasi ti sembra che a loro non importi nulla di te? Ti senti scoppiare come un palloncino!

E’  un momento difficile per la vostra famiglia. Se senti litigare i tuoi genitori forse hai anche paura di dare loro fastidio e di peggiorare la situazione. Quindi stai facendo finta di niente e nascondi i tuoi sentimenti. Oppure ti ribelli e ti arrabbi anche tu.

No! Non devi preoccuparti, abbi fiducia, fai sapere  loro che hai bisogno di parlare: di te, della scuola, degli amici, dei tuoi sentimenti, delle vacanze!

Sai, forse, non si sono accorti e se tu gli dici di ascoltarti loro saranno contenti di saperlo, sapranno reagire e magari farsi aiutare da un professionista, ti vogliono bene sai? Quindi non tenere tutto dentro! Non scoppiare, vola in alto leggero come un palloncino!

Se non riesci con loro puoi parlare anche con i nonni o con le maestre. Dì loro che vuoi essere ascoltato da mamma e papà! Lo sapevi che è anche un tuo diritto? E’ difficile crescere e i genitori sono lì apposta per aiutarti a farlo serenamente! Anche se si stanno separando ti devono e certamente ti vogliono ascoltare! Fatti avanti, coraggio!

La Pratica Collaborativa aiuta … i genitori ad ascoltare le esigenze e i sentimenti dei figli, per permettere loro di crescere sereni e non farli scoppiare!

Alessandra Doneda

 Cari genitori …

Come posso davvero ascoltare i miei figli?

Utilizzerò un’esperienza personale come metafora per descrivere il significato dell’ascolto che, proprio in virtù di questa storia, ho definito balsamico. Un ascolto dei figli da praticare sempre, conviventi o separati che siano i genitori.

Qualche anno fa ho visitato un’acetaia famosa per la produzione dell’autentico aceto balsamico tradizionale, dove “tradizionale” significa che è invecchiato almeno dodici anni e non è stato reso balsamico nel giro di una nottata con l’aggiunta di caramello.

Uno dei titolari dell’azienda, divenuto padre neppure un anno prima, raccontava di aver allestito, in occasione della nascita del figlio, secondo tradizione familiare, una batteria formata delle cinque classiche botticelle di diversa misura e di diverso legno contrassegnandola con le iniziali del piccolo.

Durante gli anni in cui il bambino crescerà in casa l’aceto acquisterà personalità sempre maggiore nel silenzio della soffitta, affidato anch’esso a mani esperte di famiglia che ne cureranno il lento trasformarsi da mosto cotto in squisito condimento attraverso il passaggio da una botticella all’altra, in un decrescendo di dimensione e nel variare dei profumi del legno, con rabbocchi prelevati dalle “badesse”, le botti madri.

Ecco, quando penso all’ascolto di un figlio in famiglia mi torna in mente quell’immagine, delle botti d’aceto balsamico: un bambino collocato all’interno di una catena generazionale in cui memoria del passato e presente si fondono insieme e  regalano una prospettiva futura che si articola in anni di crescita durante i quali il piccolo potrà dispiegare la propria personalità, come l’aceto riuscirà a sprigionare i suoi profumi e sapori.

L’ascolto di un figlio da parte dei genitori ha un significato ben più ampio di quello racchiuso nell’ascolto da parte del giudice: significa comprenderne i bisogni, anche quello, talora, di tacere, di non esporsi con una presa di posizione, di avere il tempo di crescere secondo i ritmi propri dell’infanzia e non secondo le esigenze degli adulti. 

Quando, invece, i genitori non sono più capaci di avere e rappresentare un ritratto comune del figlio e di offrire una soluzione concordata per il suo futuro è il figlio che va dal giudice a raccontarsi e ad esprimere opinioni e bisogni. Sul campo di battaglia degli adulti il figlio perde la possibilità di abbandonarsi fiducioso alle capacità interpretative dei genitori circa il proprio benessere e acquisisce, spesso precocemente, responsabilità tipiche di un’età più adulta.

La Pratica Collaborativa aiuta i genitori, anche se separati, a mantenersi mentalmente uniti in quel loro ruolo garantendo ai figli la conservazione di quella piccola batteria dell’acetaia di famiglia che ciascuno di noi dovrebbe idealmente poter avere in dote per affrontare più sicuro e sereno il viaggio della vita.

La Pratica Collaborativa aiuta … i genitori ad ascoltare autenticamente i figli anche quando diventa più difficile.

Carla Marcucci