<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" >

<channel>
	<title>Pratica Collaborativa</title>
	<atom:link href="https://praticacollaborativa.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://praticacollaborativa.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 13 Feb 2026 12:01:17 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	

<image>
	<url>https://cdn.praticacollaborativa.it/wp-content/uploads/2021/12/cropped-logo-copia.png?strip=all&#038;sharp=1&#038;resize=32%2C32</url>
	<title>Pratica Collaborativa</title>
	<link>https://praticacollaborativa.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>AIADC NEWS &#8211; n. 1 2026</title>
		<link>https://praticacollaborativa.it/aiadc-news-n-1-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 12:01:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AIADC News]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://praticacollaborativa.it/?p=10387</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p> </p>




]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>AIADC NEWS &#8211; n. 5 2025</title>
		<link>https://praticacollaborativa.it/aiadc-news-n-5-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Sep 2025 05:06:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AIADC News]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://praticacollaborativa.it/?p=9775</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p> </p>




]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>AIADC NEWS &#8211; n. 4 2025</title>
		<link>https://praticacollaborativa.it/aiadc-news-n-4-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2025 12:23:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AIADC News]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://praticacollaborativa.it/?p=9655</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p> </p>




]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8230; Cosa c&#8217;entra un medico tra avvocati, commercialisti e psicologi?</title>
		<link>https://praticacollaborativa.it/cosa-centra-un-medico-tra-avvocati-commercialisti-e-psicologi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mordiglia Mariacristina]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 May 2025 07:20:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[AIADC]]></category>
		<category><![CDATA[ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[errore]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[medicinadurgenza]]></category>
		<category><![CDATA[medico]]></category>
		<category><![CDATA[negoziazione]]></category>
		<category><![CDATA[praticacollaborativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://praticacollaborativa.it/?p=9489</guid>

					<description><![CDATA[Questa è la domanda iniziale che si è posto il dott. Luca Tortorolo quando è stato invitato ad uno degli incontri organizzati dal gruppo di civile commerciale di Aiadc del 23 ottobre 2024. L&#8217;articolo completo al seguente link.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[


<p>Questa è la domanda iniziale che si è posto il dott. Luca Tortorolo quando è stato invitato ad uno degli incontri organizzati dal gruppo di civile commerciale di Aiadc del 23 ottobre 2024.</p>



<p>L&#8217;articolo completo al seguente <a href="https://cdn.praticacollaborativa.it/wp-content/uploads/2025/05/Articolo-Mordiglia.pdf">link</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>AIADC NEWS &#8211; n. 3 /2025</title>
		<link>https://praticacollaborativa.it/aiadc-news-n-3-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2025 04:51:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AIADC News]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://praticacollaborativa.it/?p=9440</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p> </p>




]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>LA PRATICA COLLABORATIVA RACCONTATA DAI FIGLI. UN METODO PER SEPARARSI A LORO MISURA</title>
		<link>https://praticacollaborativa.it/la-pratica-collaborativa-raccontata-dai-figli-un-metodo-per-separarsi-a-loro-misura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marcucci Carla]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Mar 2025 11:07:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[ADR]]></category>
		<category><![CDATA[AIADC]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[negoziazione]]></category>
		<category><![CDATA[praticacollaborativa]]></category>
		<category><![CDATA[separazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://praticacollaborativa.it/?p=9082</guid>

					<description><![CDATA[Carla Marcucci e Monica Tomagnini invitano tutti i soci alla presentazione del loro libro il 24 marzo alle h.18.30 su zoom modera Francesca King Il perché dell&#8217;avvocato Esisteva già un manuale, a più voci, di Pratica Collaborativa (La Pratica Collaborativa. Dialogo fra teoria e prassi, a cura di Marco Sala e Cristina Menichino, Torino, Utet &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Carla Marcucci e Monica Tomagnini </strong></p>



<p><strong>invitano tutti i soci alla presentazione del loro libro </strong></p>



<p><strong>il 24 marzo alle h.18.30 su zoom</strong></p>



<p><strong>modera Francesca King</strong></p>





<h4 class="wp-block-heading">Il <em>perché</em> dell&#8217;avvocato</h4>



<p>Esisteva già un manuale, a più voci, di Pratica Collaborativa (<em>La Pratica Collaborativa. Dialogo fra teoria e prassi</em>, a cura di Marco Sala e Cristina Menichino, Torino, Utet Giuridica, 2017).</p>



<p>Esisteva anche la traduzione, sempre polifonica, del bel libro <em>Collaborative Practice: Deepening the Dialogue</em> di un’importante collega collaborativa canadese, Nancy J. Cameron (<em>Pratica Collaborativa, approfondiamo il dialogo. Un percorso innovativo nei conflitti familiari,</em> a cura di Cristina Mordiglia, Milano, Bruno Mondadori, 2016).</p>



<p>Dagli albori dell’introduzione in Italia della Pratica Collaborativa vi era già chi aveva scritto un’analisi della rivoluzione copernicana che quel metodo ha introdotto nella gestione professionale del conflitto familiare (Olga Anastasi, <em>Il divorzio collaborativo</em>, Capponi editore, 2013).</p>



<p>Non mancava neppure un libro divulgativo di spiegazione della Pratica Collaborativa attraverso l’esposizione di casi reali (Armando Cecatiello, <em>Separarsi bene con la pratica collaborativa: un nuovo modo per lasciarsi serenamente</em>, Red Edizioni, 2017).</p>



<p>Mancava, invece, un libro che raccontasse la Pratica Collaborativa dal punto di vista dei figli, immaginando come questi ultimi possano reagire ai diversi metodi utilizzati dai genitori per separarsi e cosa ne possano pensare.</p>



<p>Questa è stata l’idea: partire dalla conoscenza che l’esperto dell’età evolutiva ha delle conversazioni che avvengono solitamente fra preadolescenti, raccoglierle in un racconto riferito a figli che vivono la separazione dei genitori, per spiegarne &nbsp;in modo molto semplice le modalità diverse di gestione rispetto agli adulti &nbsp;e comparare I differenti risultati ottenuti. <em>&nbsp;&nbsp;</em></p>



<p>E ciò con l’obiettivo di mettere a disposizione di tutti, non solo degli addetti ai lavori, uno strumento che consenta di cogliere dal racconto, prima ancora che dalla spiegazione teorica contenuta a commento di ciascun capitolo, il valore della Pratica Collaborativa, valore che oggi è reso ancor più evidente dai risultati ottenuti nell’ esperienza di anni di pratica.</p>



<p>Per me, che sono un avvocato familiarista, il valore più grande della Pratica Collaborativa si ritrova nel fatto che realizza la migliore giustizia a misura di bambino, ossia quella che può essere garantita ai figli soltanto da genitori capaci di interpretarne direttamente i loro bisogni,&nbsp; primo fra tutti, quello di essere cresciuto da entrambi, indipendentemente dalle sorti del rapporto sentimentale degli adulti.</p>



<p>Anche la più “<em>Child-friendly Justice</em>” dei tribunali che si possa immaginare e realizzare, infatti, sarà sempre la conseguenza &#8211; anche se la migliore possibile – della rinuncia di quei due genitori a decidere insieme per il benessere dei figli delegando tale fondamentale compito a terzi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p><em>Carla Marcucci</em></p>





<h4 class="wp-block-heading">Il <em>perché</em> della psicologa esperta dell’età evolutiva</h4>



<p>Ci sono molti modi per parlare di separazione.</p>



<p>Possiamo affrontare l’argomento utilizzando i campi professionali specifici: giuridico, psicologico, economico oppure possiamo avvalerci di un metodo narrativo, che raffiguri i vari aspetti di vita legati alla separazione.</p>



<p>Leggere il racconto permette al lettore, a differenza dei predetti approcci, di fare un’esperienza principalmente emotiva. Si può, infatti, decidere di scrivere un racconto in modo “aperto”, tale da non bloccare un potenziale sviluppo narrativo, lasciando disponibili al lettore molte possibilità di arricchimento della storia. Chi legge può, a questo punto, immedesimarsi od associare situazioni, ricordi, desideri.</p>



<p>Abbiamo optato per questo metodo narrativo nell’intento di stimolare e promuovere la capacità evocativa e la “rêverie” nelle situazioni di separazione che coinvolgono i figli.&nbsp; Lo abbiamo scelto anche perché esso è in sintonia con la Pratica Collaborativa nelle situazioni di separazione, la Pratica si avvale di un metodo procedurale ben codificato e definito, ma che lascia lo spazio alla capacità creativa dei soggetti interessati, alla ricerca libera di nuove idee e di soluzioni diverse sia da parte dei Professionisti che dei genitori nella fase di separazione.</p>



<p>I minori, specialmente negli ultimi anni, sono sempre maggiormente considerati parti&nbsp;attivamente coinvolte nelle separazioni. Difficilmente, però, viene data voce alle loro esigenze e ai loro interessi profondi che spesso trovano espressione anche nelle piccole aree e consuetudini della vita quotidiana. Nei brevi racconti, quasi in forma di “flash”, contenuti nel saggio si cerca di dare proprio rilievo a questi aspetti che fanno parte della vita dei figli. Ovviamente ne vengono evocati solo alcuni, lasciando libero il lettore di immaginarne molti altri, osservati direttamente o richiamati nei ricordi. Per questi motivi si è evitato di fare stretti riferimenti a teorie psicologiche.</p>



<p>Come Psicoterapeuta esperta anche dell’età evolutiva, considero molto importante l’attenzione ai figli nei processi di separazione. Deve trattarsi di un’attenzione che si rivolga non solo agli aspetti più ufficiali ed evidenti (modalità di visite, aspetti economici, etc.) ma che preveda anche la sensibilità verso le aree più nascoste e fragili, che possono apparire secondarie (i luoghi del gioco, del ricordo del gruppo familiare), in cui si annida la percezione da parte dei figli della continuità dei legami familiari originari.</p>



<p>Le separazioni rappresentano per i figli un grande momento di cambiamento e di trasformazione della famiglia&nbsp; su cui pesa per i figli il fantasma e la paura della rottura dei legami. È quindi importante che i Professionisti, che operano nel campo delle separazioni, si attivino nel cercare&nbsp; con le Parti le soluzioni più collaborative per la cura e l’educazione dei figli, proteggendo per loro la possibilità di continuità del legame familiare, originariamente vissuto.&nbsp;</p>



<p>Questo punto è un fulcro centrale della Pratica Collaborativa e un impegno fondamentale dei Professionisti Collaborativi. I figli rappresentano per i genitori un interesse centrale e i genitori sono per i figli la base di partenza e la protezione che rendono loro possibile la crescita e l’ evoluzione come individui.</p>



<p>Gli interventi di Psicoterapia in età evolutiva prevedono, infatti, sempre più frequentemente “settings” di lavoro comprendenti colloqui sia congiunti che disgiunti con genitori e figli, nell’ottica del sostegno e della trasformazione del legame affettivo familiare. Vengono utilizzati alcuni metodi di intervento, codificati e valutati nel tempo, quali il metodo della “Consultazione Partecipata” che è molto usato anche nelle separazioni gravemente conflittuali.</p>



<p>Desidero sottolineare che il metodo della Pratica Collaborativa è, tra le forme della mediazione, l’unica che metta a disposizione dei soggetti interessati un gruppo di lavoro multidisciplinare di Professionisti che possiedono, ciascuno nel suo ambito, gli strumenti per risolvere i vari aspetti del conflitto, e per contenere e trasformare le sofferenze affettive, psicologiche delle Parti e dei figli, quando sono coinvolti. In particolare, la presenza nel team di lavoro dello Psicoterapeuta dell’età evolutiva, permette di poter ascoltare i ragazzi, se necessario, e di leggere e comprendere i comportamenti dei figli, descritti dai genitori, come stati mentali appartenenti alle età evolutive diverse, legati ai processi mentali e relazionali.</p>



<p><em>Monica Tomagnini</em></p>






]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>PRATICA COLLABORATIVA E SOSTENIBILITÀ: DALLA SPAGNA UN ESEMPIO DA IMITARE</title>
		<link>https://praticacollaborativa.it/pratica-collaborativa-e-sostenibilita-dalla-spagna-un-esempio-da-imitare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Baudino Bessone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 12:29:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[ADR]]></category>
		<category><![CDATA[AIADC]]></category>
		<category><![CDATA[ENCP]]></category>
		<category><![CDATA[negoziazione]]></category>
		<category><![CDATA[praticacollaborativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://praticacollaborativa.it/?p=8778</guid>

					<description><![CDATA[La sfida della sostenibilità: una “chiamata” europea per i Professionisti Collaborativi al fianco delle imprese In un recente articolo1&#160;avevamo evidenziato come la Pratica Collaborativa, e più in generale i principi della negoziazione collaborativa, costituiscano strumenti indispensabili per superare la fragilità di questi drammatici tempi di crisi e come i Professionisti&#160;Collaborativi&#160;possano&#160;svolgere&#160;un&#160;ruolo&#160;centrale&#160;a&#160;fianco delle&#160;imprese, trasformando il conflitto in &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[




<h5 class="wp-block-heading"><strong>La sfida della sostenibilità: una “chiamata” europea per i Professionisti Collaborativi al fianco delle imprese</strong></h5>



<p>In un recente articolo<a href="applewebdata://59E07290-BDE8-4EDD-AA9D-1FB357B853A1#_bookmark0"><sup>1</sup></a>&nbsp;avevamo evidenziato come la Pratica Collaborativa, e più in generale i principi della negoziazione collaborativa, costituiscano strumenti indispensabili per superare la fragilità di questi drammatici tempi di crisi e come i Professionisti&nbsp;Collaborativi&nbsp;possano&nbsp;svolgere&nbsp;un&nbsp;ruolo&nbsp;centrale&nbsp;a&nbsp;fianco delle&nbsp;imprese, trasformando il conflitto in risorsa e motore di responsabilizzazione individuale e collettiva verso il perseguimento di un progresso sostenibile<a href="applewebdata://59E07290-BDE8-4EDD-AA9D-1FB357B853A1#_bookmark1"><sup>2</sup></a>.</p>



<p>Non si può tuttavia operare secondo una logica di negoziazione collaborativa senza dotarsi delle necessarie competenze: la gestione del conflitto coinvolge infatti più figure&nbsp;professionali&nbsp;che&nbsp;devono potersi&nbsp;confrontare&nbsp;e&nbsp;collaborare&nbsp;per raggiungere&nbsp;una soluzione condivisa e, per far questo, occorre&nbsp;che tutti i professionisti seduti al tavolo della negoziazione condividano la stessa filosofia e parlino lo stesso linguaggio.</p>



<p>Proprio per questa ragione – come avevamo ricordato in quell’articolo &#8211; AIADC, Associazione&nbsp;Italiana Professionisti&nbsp;Collaborativi,&nbsp;si&nbsp;è fatta promotrice di una proposta – rivolta a rappresentanti del mondo accademico, istituzionale&nbsp;e&nbsp;professionale &#8211;&nbsp;volta&nbsp;a&nbsp;raccogliere&nbsp;consensi sulla&nbsp;necessità&nbsp;di garantire, fin dalla formazione universitaria e lungo tutto il successivo percorso professionale, una formazione specifica sulle tecniche della negoziazione ed in particolare sulla negoziazione&nbsp;integrativa&nbsp;basata&nbsp;sugli&nbsp;interessi,&nbsp;a tutti&nbsp;i&nbsp;professionisti&nbsp;che,&nbsp;a&nbsp;vario&nbsp;titolo, si occupano della gestione&nbsp;dei conflitti e&nbsp;della&nbsp;costruzione, attraverso la negoziazione collaborativa, delle condizioni necessarie al perseguimento di obiettivi di sostenibilità.</p>



<p>L’articolo si concludeva con l’auspicio che si potessero così colmare le lacune del passato e recuperare rapidamente il tempo perduto per trasformare la sfida della sostenibilità in un’opportunità ed affermare con forza la funzione sociale dei professionisti e il loro fondamentale ruolo al servizio della comunità per il superamento delle crisi e il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda ONU 2030.</p>



<p>Questo&nbsp;auspicio&nbsp;è&nbsp;stato&nbsp;raccolto&nbsp;e realizzato&nbsp;in&nbsp;Spagna,&nbsp;dove&nbsp;la&nbsp;comunità&nbsp;collaborativa ha&nbsp;saputo diffondere e valorizzare il proprio messaggio, lavorando a fianco delle istituzioni e trovando&nbsp;terreno&nbsp;fertile in&nbsp;un&nbsp;contesto&nbsp;–&nbsp;anche&nbsp;professionale&nbsp;&#8211;&nbsp;aperto,&nbsp;pragmatico&nbsp;e&nbsp;più propenso al cambiamento.</p>





<h5 class="wp-block-heading"><strong>Dalla Spagna un esempio virtuoso: la &#8220;<em>Ley Orgánica 1/2025, de 2 de enero, de medidas en materia de eficiencia del Servicio Público de Justicia</em>&#8220;</strong></h5>





<p>Il 2025&nbsp;ha consegnato ai Professionisti Collaborativi Spagnoli un riconoscimento importante per il gran lavoro svolto ai fini dell’affermazione della Pratica Collaborativa nel percorso di evoluzione (per non dire rivoluzione) dal tradizionale sistema di “ordine imposto” ad un nuovo sistema di “ordine negoziato”<a href="applewebdata://59E07290-BDE8-4EDD-AA9D-1FB357B853A1#_bookmark2"><sup>3</sup></a>: e cioè un sistema incentrato sul sempre più ampio e articolato ricorso alla cosiddetta “giustizia consensuale”, in cui la Pratica Collaborativa è diventata a pieno titolo uno strumento centrale&nbsp;per&nbsp;il superamento&nbsp;dei&nbsp;conflitti&nbsp;mediante&nbsp;il&nbsp;raggiungimento&nbsp;di&nbsp;accordi&nbsp;stabili, duraturi e condivisi.</p>



<p>Questo fondamentale traguardo è stato raggiunto in Spagna con “<em>Legge organica 1/2025,&nbsp;in&nbsp;data&nbsp;2 gennaio&nbsp;2025,&nbsp;recante&nbsp;le&nbsp;misure&nbsp;di&nbsp;efficientamento&nbsp;del&nbsp;servizio&nbsp;della Giustizia Pubblica</em>” (di seguito: “L. 1/2025”), che ha riconosciuto alla Pratica Collaborativa&nbsp;dignità&nbsp;di&nbsp;legge&nbsp;[<em>NDR:&nbsp;il&nbsp;titolo&nbsp;della&nbsp;Legge&nbsp;ed&nbsp;i&nbsp;passi di&nbsp;seguito&nbsp;riportati sono stati tradotti liberamente dallo Spagnolo per comodità di lettura</em>].</p>



<p>L’ampia Relazione Illustrativa alla L. 1/2025 sottolinea che, fermo restando che il potere giurisdizionale appartiene esclusivamente ai tribunali, la giustizia non è solo &#8220;<em>l&#8217;amministrazione della giustizia contenziosa</em>&#8220;. Si tratta di un “<em>intero sistema che si inquadra nel movimento di quella che la filosofia del diritto chiama «giustizia deliberativa»,&nbsp;che&nbsp;non&nbsp;è&nbsp;monopolio&nbsp;degli&nbsp;organi&nbsp;giudiziari&nbsp;o&nbsp;della&nbsp;professione forense, ma appartiene all&#8217;intera società civile</em>”.</p>



<p>In&nbsp;questa&nbsp;prospettiva&nbsp;–&nbsp;prosegue&nbsp;la&nbsp;Relazione&nbsp;&#8211;&nbsp;il&nbsp;servizio&nbsp;pubblico&nbsp;della&nbsp;giustizia&nbsp;deve essere in grado di offrire ai cittadini la modalità più adeguata per gestire i loro problemi.&nbsp;In&nbsp;alcuni&nbsp;casi,&nbsp;questa&nbsp;sarà&nbsp;la&nbsp;via esclusivamente&nbsp;giudiziale,&nbsp;ma&nbsp;in&nbsp;molti&nbsp;altri casi sarà la via consensuale a offrire la soluzione migliore.</p>



<p>La&nbsp;scelta&nbsp;dei&nbsp;mezzi&nbsp;più&nbsp;adeguati&nbsp;per&nbsp;la&nbsp;risoluzione&nbsp;delle&nbsp;controversie&nbsp;garantisce&nbsp;qualità alla giustizia e soddisfazione ai cittadini. In questo contesto “<em>diventano importanti le ragioni delle parti per costruire soluzioni di dialogo in spazi condivisi</em>”.</p>



<p>Muovendo da queste premesse, la relazione illustrativa sancisce alcuni, fondamentali principi, successivamente sviluppati e disciplinati nel testo di legge.</p>



<p>Il primo principio, è che “<strong><em>occorre recuperare la capacità negoziale delle parti</em></strong>”, con l’introduzione di meccanismi che mettano le parti al centro e “<em>rompano le dinamiche di confronto e tensione che pervadono le relazioni sociali nel nostro tempo</em>”. Per raggiungere questo obiettivo è necessario introdurre misure efficaci che non si degradino né si trasformino in meri adempimenti burocratici.</p>



<p>Il secondo principio è la conferma del ruolo centrale affidato alle&nbsp;<strong>Associazioni Professionali</strong>, che svolgono una&nbsp;preziosa “<em>funzione&nbsp;di servizio ai cittadini, ospitando al loro interno meccanismi di risoluzione delle controversie, promuovendo e facilitando il dialogo sociale e, allo stesso tempo, rafforzando l&#8217;importante ruolo che svolgono in una società democratica avanzata</em>”.</p>



<p>Il terzo principio è il riconoscimento della «<strong>Pratica Collaborativa</strong>» come strumento centrale ai fini del superamento dei conflitti:&nbsp;<strong>strumento che viene equiparato agli altri rimedi non giurisdizionali già previsti dall’ordinamento</strong>, cui le parti devono – in alcune materie – necessariamente ricorrere prima dell’instaurazione di un eventuale contenzioso.</p>



<p>I principi suesposti sono sviluppati e disciplinati al capitolo I del Titolo II della L. 1/2025, sotto la rubrica “<em>Mezzi adeguati di risoluzione delle controversie non&nbsp;giurisdizionali</em>”.</p>



<p>L’articolo 5 introduce una condizione di procedibilità in alcune materie attinenti a diritti disponibili, stabilendo al primo comma che “<em>nell&#8217;ordinamento giurisdizionale civile,&nbsp;in&nbsp;generale,&nbsp;affinché&nbsp;la&nbsp;domanda sia&nbsp;ammissibile,&nbsp;sarà&nbsp;considerato&nbsp;requisito&nbsp;di procedibilità il previo ricorso ad alcuni idonei mezzi di risoluzione delle controversie</em>”. Questo requisito “<em>si riterrà soddisfatto quando l&#8217;attività negoziale è svolta direttamente dalle parti, ovvero tra i loro legali secondo le loro linee guida e con il loro accordo,&nbsp;<strong>nonché nei casi in cui le parti hanno fatto ricorso ad un procedimento di diritto collaborativo</strong></em>”.</p>



<p>Il successivo Articolo 19, sotto la rubrica “<strong>Procedura di Diritto Collaborativo</strong>”, attribuisce valenza giuridica a questo strumento, delineandone le caratteristiche&nbsp;essenziali.</p>



<p>Il comma 1 stabilisce che le parti “<em>possono ricorrere ad un procedimento di diritto collaborativo, nel quale, accompagnate e assistite ciascuna di esse da uno o più avvocati&nbsp;<strong>accreditati in diritto collaborativo</strong>, e con l&#8217;intervento, se del caso, di terzi neutrali, esperti nelle diverse materie oggetto della controversia o facilitatori della comunicazione,&nbsp;cercheranno una soluzione consensuale, in tutto o in parte, della controversia stessa</em>”.</p>



<p>Il comma 2&nbsp;stabilisce che “<em>I principi fondamentali del procedimento collaborativo sono: buona fede, negoziazione sugli interessi, trasparenza, riservatezza, lavoro di squadra tra le parti, i loro avvocati ed esperti terzi neutrali che potrebbero, se del caso, partecipare, nonché la&nbsp;<strong>rinuncia ad adire i tribunali da parte degli avvocati intervenuti&nbsp;nel&nbsp;procedimento&nbsp;collaborativo</strong>,&nbsp;qualora&nbsp;non&nbsp;si&nbsp;raggiunga&nbsp;una soluzione, totale o parziale, della controversia</em>”.</p>



<p>Il&nbsp;comma&nbsp;3&nbsp;prevede&nbsp;che,&nbsp;all’esito&nbsp;del&nbsp;procedimento&nbsp;collaborativo,&nbsp;i&nbsp;legali&nbsp;che&nbsp;vi&nbsp;hanno partecipato redigeranno un verbale finale che darà conto delle parti che hanno partecipato, i professionisti coinvolti, delle sessioni svolte, nonché degli accordi adottati&nbsp;e&nbsp;delle&nbsp;questioni&nbsp;sulle&nbsp;quali&nbsp;non&nbsp;è&nbsp;stato&nbsp;possibile raggiungere&nbsp;un&nbsp;accordo&nbsp;tra&nbsp;le&nbsp;parti.</p>





<h5 class="wp-block-heading"><strong>Formazione e mandato limitato: due carte vincenti del metodo collaborativo</strong></h5>



<p>L’articolo&nbsp;19&nbsp;della&nbsp;L.&nbsp;1/2025&nbsp;in&nbsp;precedenza&nbsp;richiamato,&nbsp;pone&nbsp;l’accento&nbsp;su&nbsp;due&nbsp;requisiti fondamentali, posti a garanzia del buon esito della negoziazione<a href="applewebdata://59E07290-BDE8-4EDD-AA9D-1FB357B853A1#_bookmark3"><sup>4</sup></a>, che caratterizzano lo&nbsp;strumento&nbsp;della&nbsp;pratica&nbsp;collaborativa (arricchendolo&nbsp;e&nbsp;differenziandolo,&nbsp;nel&nbsp;contesto normativo italiano, dalla negoziazione assistita).</p>



<p>Si&nbsp;tratta,&nbsp;in&nbsp;particolare:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>dell’obbligo di&nbsp;<em>formazione specifica nelle tecniche della negoziazione collaborativa&nbsp;</em></strong>richiesto ai&nbsp;professionisti&nbsp;che&nbsp;partecipano&nbsp;al&nbsp;tavolo&nbsp;collaborativo (a norma dell’art. 19 della l. 1/2025, le parti devono essere assistite da “<strong><em>avvocati accreditati in diritto collaborativo</em></strong><em>”)</em>;</li>



<li>del&nbsp;<strong><em>mandato limitato</em></strong>: il mandato affidato ai professionisti che siedono al tavolo&nbsp;collaborativo&nbsp;è, infatti,&nbsp;limitato&nbsp;alla&nbsp;sola&nbsp;fase&nbsp;della&nbsp;negoziazione,&nbsp;sino&nbsp;al raggiungimento dell’accordo, e comporta l’impegno dei professionisti ad astenersi dal tutelare le parti in qualsiasi procedimento che, in caso di insuccesso della negoziazione, le parti dovessero promuovere con riferimento alle&nbsp;stesse questioni&nbsp;oggetto&nbsp;di&nbsp;controversia (sempre&nbsp;a&nbsp;norma&nbsp;dell’art.&nbsp;19&nbsp;della l. 1/2025, tra i “<em>principi fondamentali del procedimento collaborativo</em>” è espressamente menzionata “<strong><em>la rinuncia ad adire i tribunali&nbsp;</em></strong><em>da parte degli avvocati&nbsp;intervenuti&nbsp;nel&nbsp;procedimento&nbsp;collaborativo, qualora&nbsp;non&nbsp;si&nbsp;raggiunga una soluzione, totale o parziale, della controversia</em>”).</li>
</ul>



<p>Ai Professionisti Collaborativi Spagnoli deve essere dunque riconosciuto il merito di aver contribuito a realizzare quel cambiamento culturale necessario per abbandonare l’impostazione tradizionale, fondata sulla contrapposizione e la competizione ed abbracciare la&nbsp;logica della negoziazione collaborativa, in cui le parti ed i loro professionisti si impegnano a cooperare per comporre il conflitto ricercando una soluzione condivisa.</p>



<p><strong>Formazione specifica&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>mandato limitato&nbsp;</strong>sono infatti le carte vincenti del metodo collaborativo, ma costituiscono anche le condizioni più difficili da far accettare in molti&nbsp;sistemi&nbsp;giuridici&nbsp;–&nbsp;quale&nbsp;quello&nbsp;italiano –&nbsp;in&nbsp;cui&nbsp;le&nbsp;professioni&nbsp;liberali&nbsp;sono&nbsp;poco permeabili al cambiamento e spesso&nbsp;propense&nbsp;a tutelare prerogative acquisite.</p>



<p>Per&nbsp;quanto&nbsp;attiene&nbsp;alla&nbsp;<strong>competenza&nbsp;specifica&nbsp;del&nbsp;professionista&nbsp;negoziatore</strong>,&nbsp;in&nbsp;Italia l’interesse per le dinamiche che scatenano il conflitto e per le tecniche che mirano a comporlo è relativamente recente e lo studio di queste tecniche non ha avuto lo sviluppo&nbsp;che&nbsp;si&nbsp;riscontra&nbsp;invece&nbsp;in&nbsp;altri&nbsp;paesi&nbsp;(ed&nbsp;in&nbsp;particolare&nbsp;in quelli&nbsp;che&nbsp;più&nbsp;hanno risentito dell’approccio pragmatico tipico dei sistemi di “common law”). Con poche, isolate&nbsp;eccezioni,&nbsp;i&nbsp;percorsi&nbsp;di&nbsp;formazione&nbsp;sulle&nbsp;procedure&nbsp;ADR&nbsp;offerti&nbsp;ai&nbsp;professionisti si focalizzano sulla disciplina giuridica dei vari strumenti messi a disposizione dal legislatore (la disciplina della mediazione commerciale, della mediazione famigliare, della negoziazione assistita, della composizione negoziata della crisi, etc.): si concentrano cioè sul quadro normativo di riferimento (<strong>dove si negozia</strong>), mentre trascurano&nbsp;il&nbsp;metodo&nbsp;(<strong>come&nbsp;si&nbsp;negozia</strong>) e&nbsp;cioè&nbsp;le tecniche&nbsp;di&nbsp;negoziazione impiegate per&nbsp;raggiungere&nbsp;un accordo&nbsp;condiviso. Esiste&nbsp;inoltra&nbsp;molta&nbsp;resistenza&nbsp;al&nbsp;cambiamento anche da parte delle imprese, soprattutto quelle Medie e Piccole (che costituiscono il fulcro dell’economia nazionale), sebbene la negoziazione collaborativa sia oggi lo strumento fondamentale per costruire una nuova cultura d’impresa ispirata al perseguimento degli obiettivi della solidarietà e della sostenibilità imposti a livello nazionale, comunitario e globale. E sono poche le associazioni di imprenditori che offrono ai loro soci percorsi di formazione volti a diffondere la cultura della&nbsp;<em>governance</em>&nbsp;collaborativa,&nbsp;che&nbsp;si&nbsp;fonda&nbsp;sulla&nbsp;condivisione, sull’ascolto&nbsp;e&nbsp;sul&nbsp;lavoro&nbsp;di squadra per interloquire con i vari portatori di interessi.</p>



<p>Ancora&nbsp;più difficile&nbsp;è&nbsp;superare&nbsp;lo scoglio&nbsp;del&nbsp;<strong>mandato&nbsp;limitato</strong>.</p>



<p>Ed infatti, gli studi organizzati, in cui è netta la separazione di ruoli e competenze tra gli avvocati che si occupano della consulenza stragiudiziale e quelli che seguono il contenzioso, sono restii a&nbsp;promuovere&nbsp;il metodo collaborativo e&nbsp;creare&nbsp;al loro interno dipartimenti o gruppi di lavoro di avvocati formati alla pratica collaborativa. L’assunzione, da parte di un avvocato del “<em>team</em>&nbsp;collaborativo”, di incarichi di negoziazione per&nbsp;conto di un cliente, precluderebbe&nbsp;infatti allo studio la&nbsp;possibilità di assistere&nbsp;il&nbsp;cliente&nbsp;in&nbsp;un’eventuale fase&nbsp;contenziosa&nbsp;successiva&nbsp;(posto&nbsp;che&nbsp;il&nbsp;vincolo&nbsp;del mandato&nbsp;limitato&nbsp;non&nbsp;può&nbsp;essere&nbsp;eluso&nbsp;investendo della&nbsp;difesa&nbsp;altri&nbsp;legali&nbsp;appartenenti allo stesso studio).</p>



<p>Gli&nbsp;studi&nbsp;che&nbsp;prestano&nbsp;assistenza&nbsp;nel&nbsp;cosiddetto&nbsp;settore&nbsp;“<em>corporate</em>”&nbsp;sono,&nbsp;inoltre,&nbsp;restii ad indirizzare il cliente a legali specificamente formati alla pratica collaborativa ma esterni&nbsp;allo&nbsp;studio,&nbsp;poiché&nbsp;questa opzione&nbsp;potrebbe&nbsp;allentare&nbsp;il&nbsp;rapporto&nbsp;fiduciario&nbsp;con il cliente, mettendolo in contatto con potenziali “<em>competitor</em>” (con il rischio che il cliente si rivolga poi successivamente in modo continuativo ai nuovi professionisti incaricati della negoziazione).</p>



<p>Esistono tuttavia ragioni pregnanti, non solo di opportunità ma anche giuridiche, per vincere le resistenze che ancora esistono nel nostro Paese e fare anche da noi quel “salto di qualità” che è necessario affinché la Pratica Collaborativa possa assumere il ruolo centrale che in Spagna le è stato riconosciuto per legge.</p>





<div class="wp-block-group is-vertical is-layout-flex wp-container-core-group-is-layout-8cf370e7 wp-block-group-is-layout-flex">
<h5 class="wp-block-heading"><strong>Alcune buone ragioni per un salto di qualità</strong></h5>



<h6 class="wp-block-heading"><em><strong>Gli&nbsp;obblighi di formazione&nbsp;e&nbsp;competenza del professionista&nbsp;negoziatore</strong></em></h6>
</div>





<p>Il&nbsp;Legislatore&nbsp;italiano&nbsp;non&nbsp;ha&nbsp;previsto&nbsp;alcun&nbsp;requisito&nbsp;di&nbsp;formazione&nbsp;specifica&nbsp;a&nbsp;carico dei professionisti che assistono le parti in una procedura di negoziazione.</p>



<p>Tuttavia, è incontestabile che ai professionisti che si propongono di assistere le parti in una procedura&nbsp;di negoziazione sono richieste una preparazione ed una competenza specifica in un settore di attività totalmente diverso da quello contenzioso.</p>



<p>Sotto il profilo giuridico, l’acquisizione di questa competenza è necessaria per adempiere&nbsp;correttamente all’obbligazione&nbsp;di&nbsp;diligenza&nbsp;prevista&nbsp;in&nbsp;via&nbsp;generale&nbsp;dall’art. 1176 c.c. a carico dei prestatori d’opera professionale. Il dovere di competenza è poi richiesto&nbsp;dai&nbsp;codici&nbsp;deontologici&nbsp;delle&nbsp;singole&nbsp;professioni,&nbsp;che hanno&nbsp;introdotto&nbsp;regole di&nbsp;comportamento&nbsp;destinate&nbsp;ad&nbsp;integrare&nbsp;il&nbsp;contenuto dell’obbligazione&nbsp;generica della diligenza professionale.</p>



<p>La competenza del professionista “negoziatore” ha ricevuto inoltre recentemente un preciso riconoscimento anche&nbsp;in sede&nbsp;di giurisprudenza&nbsp;di legittimità. La&nbsp;Cassazione, con&nbsp;la&nbsp;sentenza&nbsp;n. 8473/2019,&nbsp;ha&nbsp;infatti&nbsp;stabilito&nbsp;che&nbsp;il&nbsp;D.&nbsp;Lgs.&nbsp;n.&nbsp;28&nbsp;del&nbsp;2010,&nbsp;istitutivo della mediazione, “<em>con l’affiancare all’avvocato esperto in tecniche processuali che &#8220;rappresenta&#8221; la parte nel processo, l’avvocato esperto in tecniche negoziali che &#8220;assiste&#8221; la parte nella procedura di mediazione, segna anche la progressiva emersione&nbsp;di&nbsp;una&nbsp;figura&nbsp;professionale&nbsp;nuova,&nbsp;con&nbsp;un&nbsp;ruolo&nbsp;in&nbsp;parte&nbsp;diverso&nbsp;e&nbsp;alla&nbsp;quale si&nbsp;richiede l’acquisizione&nbsp;di&nbsp;ulteriori&nbsp;competenze&nbsp;di&nbsp;tipo&nbsp;relazionale&nbsp;e&nbsp;umano,&nbsp;inclusa la capacità di comprendere gli interessi delle parti al di là delle pretese giuridiche&nbsp;avanzate</em>”.</p>



<p>La sentenza, riconoscendo alle “tecniche negoziali” un preciso rilievo giuridico, sancisce&nbsp;un principio che, seppur&nbsp;enunciato con riferimento alla&nbsp;figura&nbsp;dell’avvocato, è sicuramente applicabile a ogni professionista che si proponga nella veste di&nbsp;“negoziatore”.</p>



<p>Alla luce di queste considerazioni, sembra corretto concludere che gli obblighi di formazione richiesti dal metodo collaborativo ai “professionisti Collaborativi” si pongono nella stessa direzione delle norme sopra richiamate e contribuiscono a rafforzare la tutela delle parti, garantendo che gli interessi delle stesse siano tutelati e salvaguardati&nbsp;da&nbsp;professionisti&nbsp;che&nbsp;condividano&nbsp;i&nbsp;valori&nbsp;sottesi&nbsp;al&nbsp;metodo&nbsp;collaborativo e siano in grado di applicare tecniche di negoziazione&nbsp;idonee per conseguire gli obiettivi prefissati attraverso una ricerca condivisa degli interessi comuni ed il raggiungimento di un accordo volto a tutelarli nel modo più equo.</p>



<h6 class="wp-block-heading"><em><strong>Il&nbsp;mandato&nbsp;limitato</strong></em></h6>



<p>Considerazioni analoghe a&nbsp;quelle&nbsp;sopra&nbsp;svolte si impongono anche&nbsp;con riferimento al requisito del mandato limitato.</p>



<p>Gli obblighi di&nbsp;<strong>buona fede, trasparenza, collaborazione&nbsp;e riservatezza&nbsp;</strong>che caratterizzano la pratica collaborativa, hanno, come logica&nbsp;<strong>conseguenza,&nbsp;</strong>l’accettazione&nbsp;–&nbsp;da&nbsp;parte&nbsp;dei&nbsp;professionisti&nbsp;e&nbsp;dei&nbsp;loroclienti –&nbsp;di&nbsp;un&nbsp;<strong>mandato&nbsp;limitato alla&nbsp;sola&nbsp;fase&nbsp;della&nbsp;negoziazione</strong>,&nbsp;sino&nbsp;al&nbsp;raggiungimento&nbsp;dell’accordo, con&nbsp;l’impegno dei&nbsp;professionisti&nbsp;ad&nbsp;astenersi&nbsp;dal&nbsp;tutelare&nbsp;le&nbsp;parti&nbsp;in&nbsp;qualsiasi&nbsp;procedimento&nbsp;che,&nbsp;in&nbsp;caso di&nbsp;insuccesso&nbsp;della negoziazione,&nbsp;le&nbsp;parti&nbsp;dovessero&nbsp;promuovere&nbsp;con riferimento alle stesse questioni oggetto di controversia.</p>



<p>Un argomento forte in questa direzione si rinviene nelle disposizioni dettate dal D.L. 132/2014, che ha introdotto lo strumento della negoziazione assistita.</p>



<p>Un&#8217;analisi attenta delle disposizioni dettate dal D.L. 132/2014 che ha introdotto lo strumento&nbsp;della negoziazione&nbsp;assistita&nbsp;induce&nbsp;infatti&nbsp;a&nbsp;ritenere&nbsp;che&nbsp;<strong>il&nbsp;divieto&nbsp;dei&nbsp;legali delle parti di rappresentare e difendere le stesse in qualunque giudizio che in futuro&nbsp;le&nbsp;veda&nbsp;contrapposte&nbsp;</strong>(divieto&nbsp;che&nbsp;costituisce uno&nbsp;dei&nbsp;presupposti&nbsp;centrali&nbsp;della pratica collaborativa), costituisca una&nbsp;<strong>conseguenza logica (anche se non espressa), per non dire necessaria, della sottoscrizione dell&#8217;accordo di collaborazione (o di negoziazione assistita).</strong></p>



<p>Ed infatti, se si considera&nbsp;che i legali che assistono le parti nella negoziazione (collaborativa o assistita) hanno accesso ad informazioni riservate relative non solo alla singola controversia oggetto di trattativa, ma alla situazione e condizione complessiva delle parti ed ai loro rapporti&nbsp;e sono per ciò tenute ad un rigoroso e stringente obbligo di riservatezza, sembra corretto concludere che ai legali delle parti&nbsp;<strong>competa anche&nbsp;l&#8217;obbligo&nbsp;di&nbsp;astenersi&nbsp;dal&nbsp;tutelare&nbsp;le&nbsp;stesse&nbsp;parti&nbsp;nel&nbsp;giudizio</strong>&nbsp;che,&nbsp;in&nbsp;caso di&nbsp;fallimento&nbsp;della negoziazione,&nbsp;verta&nbsp;sulle&nbsp;stesse&nbsp;questioni&nbsp;controverse&nbsp;che&nbsp;ne&nbsp;hanno formato oggetto, od in altri giudizi che le vedano contrapposte.</p>



<p>È, questo, un tema spinoso (ed invero non ancora adeguatamente esplorato dai commentatori),&nbsp;la cui diffusione si scontra con una visione ancora spesso&nbsp;schierata sulla difesa ad oltranza di tesi e prerogative che non sono oggi più compatibili con il nuovo ruolo sociale che l&#8217;avvocato è chiamato a svolgere, e che trova oggi invece riconoscimento nelle varie&nbsp;disposizioni che valorizzano il contributo professionale che l&#8217;avvocato&nbsp;può&nbsp;dare&nbsp;all&#8217;amministrazione&nbsp;della&nbsp;giustizia&nbsp;prima&nbsp;e&nbsp;fuori&nbsp;del&nbsp;processo, cooperando in modo costruttivo alla composizione dei conflitti.</p>



<p>Eppure, il divieto dei legali coinvolti nella negoziazione di assistere le stesse parti in un giudizio che le veda contrapposte appare ancor più evidente se si pone attenzione ad&nbsp;uno&nbsp;dei&nbsp;passi&nbsp;centrali&nbsp;(anche&nbsp;se non&nbsp;adeguatamente&nbsp;messo&nbsp;in&nbsp;luce&nbsp;dai&nbsp;commentatori) delle scarne disposizioni che disciplinano&nbsp;la negoziazione assistita: e cioè il passo dell’art. 2 del D.L. 132/2014, in cui la convenzione di negoziazione assistita viene espressamente qualificata come un accordo di cooperazione, ovvero “<em>un accordo mediante il quale le parti convengono di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole la controversia</em>”.</p>



<p>Orbene,&nbsp;è&nbsp;pur&nbsp;vero&nbsp;che&nbsp;gli&nbsp;avvocati&nbsp;che&nbsp;assistono&nbsp;le&nbsp;parti&nbsp;nella&nbsp;negoziazione&nbsp;ricevono in&nbsp;genere&nbsp;mandati distinti,&nbsp;conferiti&nbsp;separatamente&nbsp;dai&nbsp;rispettivi&nbsp;clienti, ma&nbsp;è&nbsp;altrettanto vero che&nbsp;<strong>i mandati hanno per oggetto proprio la cooperazione per il raggiungimento di un fine comune ad entrambe le parti.</strong></p>



<p>Ne consegue che il divieto di assistere una delle parti contro l’altra si ponga, se non strettamente in termini di obbligo giuridico, quanto meno in termini di opportunità e correttezza, per&nbsp;gli avvocati che&nbsp;hanno ricevuto incarichi separati (anche&nbsp;alla&nbsp;luce&nbsp;dei doveri&nbsp;deontologici&nbsp;di&nbsp;fedeltà&nbsp;e&nbsp;di&nbsp;non&nbsp;agire&nbsp;in&nbsp;conflitto&nbsp;di interessi&nbsp;previsti&nbsp;dal&nbsp;CDF).</p>



<p>In questa luce, la previsione del mandato limitato imposta dal metodo della pratica collaborativa altro non fa che rafforzare l’obbligo di lealtà e cooperazione che compete ai legali della parti (oltre che ai loro assistiti), con la finalità di meglio salvaguardare gli interessi dei clienti, focalizzando l’attenzione e concentrando gli sforzi sull’obiettivo comune ed evitando che il raggiungimento di questo obiettivo possa essere frustrato dalla minaccia di adire le vie giudiziali (spesso agitata come strumento di pressione nella negoziazione avversariale)<sup><a href="applewebdata://59E07290-BDE8-4EDD-AA9D-1FB357B853A1#_bookmark4">5</a></sup>.</p>



<p>Ed infatti, come è stato correttamente osservato, “Il carattere (teleologicamente) delimitato del<em>&nbsp;mandato che le parti conferiscono ai professionisti dà luogo a indiscutibili&nbsp;<strong>vantaggi per le parti stesse&nbsp;</strong>(che sanno di poter godere di uno spazio qualitativamente&nbsp;e&nbsp;quantitativamente&nbsp;idoneo&nbsp;libere&nbsp;da&nbsp;pressioni&nbsp;e&nbsp;minacce legate&nbsp;alla prospettiva del processo)&nbsp;<strong>e per gli avvocati,&nbsp;</strong>che avendo un incarico condizionato in positivo alla riuscita della negoziazione&nbsp;<strong>si concentrano su questo e sulla ricerca di soluzioni valide e rispettose dei bisogni e interessi di entrambe le parti</strong>”&nbsp;<a href="applewebdata://59E07290-BDE8-4EDD-AA9D-1FB357B853A1#_bookmark5"><sup>6</sup></a></em>.</p>





<h5 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni: diffondere la cultura della negoziazione collaborativa per raggiungere i nuovi obiettivi della solidarietà e della sostenibilità</strong></h5>



<p>Il traguardo raggiunto dai Professionisti Collaborativi spagnoli dimostra che le resistenze ad abbracciare la logica della Pratica Collaborativa (resistenze prive di fondamento&nbsp;giuridico&nbsp;e&nbsp;solo&nbsp;determinate&nbsp;da&nbsp;retaggi culturali),&nbsp;possono&nbsp;essere&nbsp;superate.</p>



<p>Per&nbsp;far&nbsp;ciò&nbsp;è&nbsp;tuttavia&nbsp;necessaria&nbsp;una&nbsp;sensibilizzazione&nbsp;nazionale,&nbsp;con&nbsp;iniziative&nbsp;diffuse su tutto il territorio, volte a spiegare come sia questa un’occasione storica per confermare&nbsp;il&nbsp;ruolo&nbsp;centrale&nbsp;delle&nbsp;nostre professioni&nbsp;nel&nbsp;perseguimento&nbsp;degli&nbsp;obiettivi della sostenibilità (fondati sulla collaborazione tra tutti gli stakeholder) che ci siamo prefissati&nbsp;a&nbsp;livello&nbsp;mondiale,&nbsp;con&nbsp;l’agenda&nbsp;ONU&nbsp;2030,&nbsp;e&nbsp;a&nbsp;livello&nbsp;comunitario, con&nbsp;lo&nbsp;<em>European Green Deal</em>, con la Next Generation EU e con le iniziative volte a incentivare la Finanza sostenibile.</p>



<p>Occorre promuovere la formazione di “figure professionali nuove”, capaci di “assistere” le parti nei sistemi dell’ordine negoziato con la giusta competenza professionale e spiegare come queste figure professionali siano essenziali per affiancare gli imprenditori nella transizione&nbsp;verso una nuova cultura d’impresa che, ponendo la negoziazione collaborativa a fondamento della gestione dei rapporti con tutti gli&nbsp;<em>stakeholders,</em> abbracci un nuovo modello di&nbsp;<em>governance</em>&nbsp;finalizzato al raggiungimento degli obiettivi di solidarietà e sostenibilità.</p>



<p>Occorre stimolare le associazioni di imprenditori, dei lavoratori, dei manager, a sensibilizzare i propri iscritti sulle sfide poste dagli obiettivi di solidarietà e sostenibilità fissati a livello mondiale, europeo e nazionale, offrendo percorsi di formazione volti a diffondere la cultura dell’approccio collaborativo alla gestione dei conflitti e l’impiego della negoziazione collaborativa nella costruzione dei contratti e rapporti con tutti i soggetti portatori di interessi.</p>



<p>Occorre quindi che non solo le Scuole, le Università, gli Ordini professionali e le rispettive Fondazioni, ma anche le associazioni di categoria (di imprenditori, lavoratori, manager) si affrettino ad avviare&nbsp;i necessari percorsi formativi, affinché la negoziazione&nbsp;collaborativa&nbsp;&#8211;&nbsp;come&nbsp;strumento&nbsp;per&nbsp;la&nbsp;prevenzione&nbsp;e&nbsp;gestione dei&nbsp;conflitti in tutti quei contesti (privati, pubblici, imprenditoriali) in cui non sia necessario il ricorso all’autorità giudiziaria &#8211; possa essere efficientemente impiegata da professionisti che, acquisite le necessarie competenze,&nbsp;accettino di mettersi in gioco per supportare le imprese nel perseguimento&nbsp;degli obiettivi della sostenibilità.</p>



<p>È un traguardo non certo facile, ma neppure impossibile, come ci hanno dimostrato i colleghi spagnoli, che sono riusciti a raggiungerlo.</p>



<p class="has-text-align-right"><strong>Alessandro&nbsp;Baudino</strong></p>



<p>____________________</p>



<p><sup>1</sup>&nbsp;A.&nbsp;BAUDINO,&nbsp;E.&nbsp;VERRA,&nbsp;<em>Collaborative&nbsp;practice&nbsp;and&nbsp;sustainability:&nbsp;how&nbsp;collaborative&nbsp;practice&nbsp;and collaborative professionals may contribute to achieving the goals of the 2030 agenda?,&nbsp;</em>in&nbsp;<em>Diritto ed economia dell’impresa</em>, Fascicolo 5/2024, p. 806 e ss.</p>



<p><sup>2</sup>&nbsp;Le&nbsp;tecniche&nbsp;della&nbsp;negoziazione&nbsp;collaborativa,&nbsp;ispirate&nbsp;ai&nbsp;principi&nbsp;della&nbsp;“<em>interest&nbsp;based&nbsp;negotiation</em>”&nbsp;e&nbsp;rafforzate dall’obbligo di trasparenza e di collaborazione cui sono tenuti i professionisti che compongono la squadra collaborativa,&nbsp;possono infatti&nbsp;essere efficacemente impiegate in tutte le situazioni in cui la negoziazione collaborativa&nbsp;costituisce la chiave per costruire rapporti stabili e realizzare un ambiente di governance collaborativo necessario per il perseguimento di un progresso sostenibile.&nbsp;Il&nbsp;gruppo&nbsp;di&nbsp;studio&nbsp;interdisciplinare&nbsp;dell’Associazione Italiana&nbsp;Professionisti&nbsp;Collaborativi, composto&nbsp;da&nbsp;esponenti&nbsp;delle&nbsp;professioni&nbsp;maggiormente&nbsp;coinvolte&nbsp;nella&nbsp;gestione&nbsp;dei&nbsp;conflitti,&nbsp;ha&nbsp;inoltre sviluppato vari modelli di clausole di “<em>negoziazione assistita secondo i principi della pratica collaborativa</em>”, che hanno iniziato ad essere inclusi nella prassi redazionale dei contratti di durata (contratti di joint venture, statuti societari, patti parasociali, concessioni di vendita, somministrazione, società a partecipazione mista pubblico / privata per la gestione di servizi pubblici locali) e, più in generale, di tutti quei contratti in cui è preminente l’interesse della parti a conservare il rapporto e la relazione tra loro esistente e tutelare l’investimento comune.</p>



<p><sup>3</sup>&nbsp;L’espressione è mutuata dal brillante studio di: A. MONORITI,&nbsp;<em>Dall’ordine imposto all’ordine negoziato</em>, Torino, 2023.</p>



<p><sup>4</sup>&nbsp;Per una comparazione tra il metodo della negoziazione assistita e quello della pratica collaborativa si rimanda a: A. BAUDINO,&nbsp;<em>La pratica collaborativa:&nbsp;procedure&nbsp;ADR a&nbsp;confronto e&nbsp;nuove prospettive&nbsp;per la risoluzione&nbsp;delle controversie in materia societaria</em>, Seconda parte, in:&nbsp;<em>Il Nuovo Diritto delle Società</em>, G. Giappichelli Editore, Torino, 2019, n. 2/2019, pag. 199 e ss.</p>



<p><sup>5</sup>&nbsp;In questo senso è stato infatti osservato che “<em>il mandato limitato ha molti più vantaggi che inconvenienti:&nbsp;motiva&nbsp;le&nbsp;parti&nbsp;e&nbsp;i&nbsp;professionisti&nbsp;aperseguire&nbsp;l’accordo&nbsp;con&nbsp;ogni&nbsp;ragionevole&nbsp;sforzo&nbsp;(non un&nbsp;accordo&nbsp;qualsiasi,&nbsp;ma&nbsp;un&nbsp;accordo&nbsp;sostenibile&nbsp;e&nbsp;conforme&nbsp;agli&nbsp;interessi&nbsp;delle&nbsp;parti), consolida&nbsp;il&nbsp;clima di fiducia, e&nbsp;protegge la riservatezza</em>” (M. SALA, in AA. VV.,&nbsp;<em>La Pratica Collaborativa – Dialogo fra teoria e prassi</em>, a cura di M. SALA E C. MENICHINO, Torino, 2017, pag. 67).</p>



<p><a></a><sup>6</sup>&nbsp;F.&nbsp;DANOVI,&nbsp;in&nbsp;AA.&nbsp;VV.,&nbsp;<em>La&nbsp;Pratica&nbsp;Collaborativa&nbsp;–&nbsp;Dialogo&nbsp;fra&nbsp;teoria&nbsp;e&nbsp;prassi</em>,&nbsp;a&nbsp;cura&nbsp;di&nbsp;M.&nbsp;SALA e C. MENICHINO, Torino, 2017, pagg. 7 e ss.</p>


]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nuovi orizzonti della negoziazione collaborativa:                     ai giovani professionisti, nuovi compiti e nuovi strumenti per costruire un futuro sostenibile</title>
		<link>https://praticacollaborativa.it/nuovi-orizzonti-della-negoziazione-collaborativa-ai-giovani-professionisti-nuovi-compiti-e-nuovi-strumenti-per-costruire-un-futuro-sostenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2025 08:34:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[ADR]]></category>
		<category><![CDATA[AIADC]]></category>
		<category><![CDATA[AIGA]]></category>
		<category><![CDATA[avvocati]]></category>
		<category><![CDATA[commercialisti]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia consensuale]]></category>
		<category><![CDATA[mediatori]]></category>
		<category><![CDATA[psicologi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://praticacollaborativa.it/?p=8745</guid>

					<description><![CDATA[Torino, 24 febbraio 2025 ore 15-17 Fondazione Fulvio Croce, via Santa Maria 1 Gli avvocati Alessandro Baudino e Daniela Stalla insieme alla dott.ssa Anna Maria Riva dialogheranno con AIGA TORINO dei nuovi orizzonti della negoziazione collaborativa, moderati dalla dott.ssa Martina Canetti I nuovi compiti e i nuovi strumenti con cui i giovani professionisti potranno costruire &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[


<h4 class="wp-block-heading">Torino, 24 febbraio 2025 ore 15-17</h4>



<p><strong>Fondazione Fulvio Croce, via Santa Maria 1</strong></p>





<p>Gli avvocati Alessandro Baudino e Daniela Stalla insieme alla dott.ssa Anna Maria Riva dialogheranno con AIGA TORINO  dei nuovi orizzonti della negoziazione collaborativa, moderati dalla dott.ssa Martina Canetti</p>



<p>I nuovi compiti e i nuovi strumenti con cui i giovani professionisti potranno costruire un futuro sostenibile saranno analizzati insieme ai presidenti AIADC e AIGA, dott.ssa Federica Marabini e Avv. Gabriele Assenzi, in occasione della sottoscrizione delle convenzioni tra le associazioni, al fine di favorire l&#8217;accesso e la formazione collaborativa per i giovani professionisti.</p>



<p>L’evento è in fase di accreditamento presso il COA di Torino.</p>





<div data-wp-interactive="core/file" class="wp-block-file"><object data-wp-bind--hidden="!state.hasPdfPreview" hidden class="wp-block-file__embed" data="https://cdn.praticacollaborativa.it/wp-content/uploads/2025/02/Locandina-Torino-24-2-25.pdf" type="application/pdf" style="width:100%;height:600px" aria-label="Incorporamento di Locandina Torino 24 2 25."></object><a id="wp-block-file--media-19e67f11-6df1-4568-beb1-e744e60642ff" href="https://cdn.praticacollaborativa.it/wp-content/uploads/2025/02/Locandina-Torino-24-2-25.pdf">Locandina Torino 24 2 25</a><a href="https://cdn.praticacollaborativa.it/wp-content/uploads/2025/02/Locandina-Torino-24-2-25.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-19e67f11-6df1-4568-beb1-e744e60642ff">Download</a></div>




















]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Pratica Collaborativa: né vincitori né vinti</title>
		<link>https://praticacollaborativa.it/la-pratica-collaborativa-ne-vincitori-ne-vinti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Feb 2025 13:02:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[AIADC]]></category>
		<category><![CDATA[avvocati]]></category>
		<category><![CDATA[commercialisti]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia consensuale]]></category>
		<category><![CDATA[mediatori]]></category>
		<category><![CDATA[psicologi]]></category>
		<category><![CDATA[separazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://praticacollaborativa.it/?p=8732</guid>

					<description><![CDATA[Pordenone, 21 febbraio 2025 ore 15-18, Sala Teresina Degan della Biblioteca Comunale Il neo-costituito Gruppo Friuli Venezia Giulia di Pratica Collaborativa illustrerà il metodo della Pratica Collaborativa, grazie a una visione multidisciplinare che coinvolge avvocati, psicologi, commercialisti, mediatori e tutte le figure professionali nel campo della gestione del conflitto. Relatori:•⁠ ⁠Federica Marabini – Psicologa e &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[


<h4 class="wp-block-heading"><strong>Pordenone, 21 febbraio 2025 ore 15-18, Sala Teresina Degan della Biblioteca Comunale</strong></h4>





<p>Il neo-costituito Gruppo Friuli Venezia Giulia di Pratica Collaborativa illustrerà il metodo della Pratica Collaborativa, grazie a una visione multidisciplinare che coinvolge avvocati, psicologi, commercialisti, mediatori e tutte le figure professionali nel campo della gestione del conflitto.</p>



<p>Relatori:<br><strong>•⁠ ⁠Federica Marabini </strong>– Psicologa e Psicoterapeuta, Presidente Nazionale AIADC<br><strong>•⁠ ⁠Carla Marcucci – </strong>Avv. Familiarista e Past President AIADC<br><strong>•⁠ ⁠Fabrizio Baccellini</strong> – Commercialista, Componente Direttivo Nazionale AIADC</p>



<p>L’evento è accreditato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Pordenone con <strong>2 crediti formativi</strong> (non obbligatori).</p>



<p>L&#8217;invito è aperto a tutte le figure professionali interessate al metodo collaborativo.<br></p>



<div data-wp-interactive="core/file" class="wp-block-file"><object data-wp-bind--hidden="!state.hasPdfPreview" hidden class="wp-block-file__embed" data="https://cdn.praticacollaborativa.it/wp-content/uploads/2025/02/Locandina-Pordenone-21-02-2025.pdf" type="application/pdf" style="width:100%;height:600px" aria-label="Incorporamento di Locandina Pordenone 21-02-2025."></object><a id="wp-block-file--media-332d5ca2-286f-40a7-a13d-16de0d1aa53e" href="https://cdn.praticacollaborativa.it/wp-content/uploads/2025/02/Locandina-Pordenone-21-02-2025.pdf">Locandina Pordenone 21-02-2025</a><a href="https://cdn.praticacollaborativa.it/wp-content/uploads/2025/02/Locandina-Pordenone-21-02-2025.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-332d5ca2-286f-40a7-a13d-16de0d1aa53e">Download</a></div>




















]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>AIADC NEWS &#8211; n. 2 /2025</title>
		<link>https://praticacollaborativa.it/aiadc-news-n-2-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Feb 2025 06:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AIADC News]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://praticacollaborativa.it/?p=8667</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p> </p>




]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
