La pratica collaborativa: un metodo sostenibile

Lo scopo della pratica collaborativa è far sì che le persone in conflitto possano raggiungere accordi, riappropriandosi della capacità di decidere della propria vita.

Ciò avviene in un contesto nel quale questo risultato può essere raggiunto grazie al contributo di avvocati appositamente formati per valorizzare le potenzialità del proprio cliente, accompagnandolo nel percorso di trasformazione del conflitto stesso secondo una prospettiva disostenibilitàche è del tutto nuova nell’ambito giudiziario, oltre che di professionisti esperti nella gestione del conflitto.

Intendendo per sostenibile un accordo costruito dalle parti e non imposto dall’esterno; un accordo raggiunto mettendo in gioco le emozioni e le motivazioni, che non rimangono sopite o, peggio, frustrate dalla pronuncia di un soggetto terzo che non può e/o non vuole conoscere.

Assumendo ancora come sostenibile un processo che restituisce alle persone il dominio della propria vita, che valorizza la loro capacità di decidere, debitamente aiutata se necessario, nell’interesse delle parti e dei loro figli.

La pratica collaborativa è dunque un processo che rispetta ed alimenta la trasformazione migliorativa della società, in cui la famiglia esiste come istituzione e della quale si vuole continuare a preservare le relazioni positive anche quando il matrimonio si scioglie, nell’interesse soprattutto, come detto, dei figli ma anche dei genitori stessi.

Dall’applicazione nell’ambito familiare si vorrebbe arrivare ad un utilizzo più diffuso della pratica collaborativa anche in altri settori che comportano strette relazioni che continuano a durare nel tempo (si pensi alle divisioni ereditarie, ai conflitti condominiali o societari).

Le regole d’uso, di intesa e deontologiche dei professionisti collaborativi, ereditate dall’organizzazione mondiale IACP, che da decenni lavora e sperimenta questa pratica, permettono ora, anche in Italia, di avere una solida Associazione (AIADC), alla quale sono iscritti oltre 200 membri, una struttura e delle abitudini entro le quali muoverci.

Dopo la formazione iniziale, le fasi di approfondimento sono obbligatorie, come obbligatoria è la costante partecipazione ai Practice Group che favoriscono reciproca conoscenza, disponibilità, mutuo apprendimento, fiducia, consapevolezza e responsabilizzazione tra i colleghi che andranno a lavorare insieme.

E’ un approccio che induce al rispetto reciproco, stimola la creatività di ognuno e valorizza il lavoro di squadra perché, insieme, si possa scendere più nel profondo ed andare più lontano.

Un sentito grazie a chi ha voluto prender parte a questa meravigliosa esperienza: avvocati, mediatori, psicologi, commercialisti e assistenti sociali, mettendo a disposizione intelligenza, cultura, creatività ed impegno.

E a chi, da oggi, vorrà avvicinarsi.

di Maria Cristina Mordiglia