Perché un avvocato si interessa alla Pratica Collaborativa

Un avvocato si interessa alla pratica collaborativa perché consapevole del proprio ruolo anche sociale.

L’avvocato che si occupa di diritto di famiglia non può più essere solo una figura di riferimento per l’assistenza in giudizio dei clienti, ma deve essere un punto di riferimento fondamentale nel momento in cui il cliente deve orientarsi nelle decisioni importanti e decisive sul piano personale ed economico e, quindi, deve scegliere tra varie opzioni possibili per affrontare le problematiche conseguenti alla scelta di porre fine ad un matrimonio o, comunque, ad una convivenza. L’avvocato che si forma alla pratica collaborativa è convinto che la soluzione migliore per i soggetti di un conflitto famigliare sia quella di superare le reciproche posizioni e rivendicazioni, di trovare una soluzione condivisa che possa consentire, soprattutto se ci sono figli, la prosecuzione di una relazione genitoriale fondata sul dialogo e la collaborazione.

La pratica collaborativa rappresenta una soluzione al conflitto fondata sulla valorizzazione del potere di autodeterminazione delle parti e sulla continuità dei loro rapporti in futuro. Nel procedimento di pratica collaborativa viene data la massima rilevanza all’autonomia negoziale delle parti che si sviluppa attraverso un percorso fondato sul rispetto reciproco, sulla trasparenza delle informazioni e sull’esplicitazione dei rispettivi interessi, economici e personali.

L’avvocato collaborativo è consapevole che, in una società come la nostra, il cliente debba essere accompagnato in un percorso di “responsabilizzazione” così da comprendere la necessità di trovare lui stesso con l’altro genitore prima di tutto una strada per comunicare e, quindi, per decidere insieme le regole della loro futura vita (o, comunque, della vita futura dei loro figli). È provato infatti che terrà nel tempo solo quell’accordo che deriva dalla consapevole mediazione di ciascuno genitore rispetto agli interessi dell’altro, un accordo raggiunto mettendo in gioco anche le emozioni e le motivazioni delle persone coinvolte che non rimangono sopite o, peggio, frustrate da decisioni di terzi.

L’avvocato si interessa alla pratica collaborativa non perchè teme le aule giudiziarie, ma perchè è convinto che la migliore soluzione a un conflitto familiare si possa trovare favorendo un dialogo costruttivo tra le parti che in quel conflitto si trovano.

di Laura Maria Pietrasanta