Perchè un commercialista si interessa alla Pratica Collaborativa

Il denaro non è ciò che appare, ha radici molto profonde. Il denaro non è una semplice realtà esteriore, ha a che fare con la tua mentalità e con il tuo atteggiamento interiore. Il denaro è il tuo amore per le cose, la tua fuga dalla gente, la tua sicurezza contro la morte; il denaro è il tuo sforzo di controllare la vita… è mille e una cosa. No, il denaro non si manifesta solo nelle semplici banconote, è il tuo amore per le cose.   Osho

Sono molte le cause che conducono al conflitto: hanno a che fare con le volte in cui ci si è sentiti inascoltati, con il bisogno di proteggersi, con la paura, con le delusioni. Con le emozioni. Troppo difficile risolvere tutto, bisogna trovare un aggancio da cui partire e combattere per sé stessi: questo aggancio, spesso, sono i soldi, che però non sono il reale oggetto della contesa. L’aspettativa di veder riconosciuta la colpa dell’altro si traduce in pretesa economica, così come il non voler riconoscere una propria responsabilità porta a sottrarsi totalmente a tale pretesa.

Gli avvocati a cui le parti in conflitto si rivolgono sono competenti nel negoziare, ma non sono formati per svelare i reali bisogni di cui il denaro prende il posto, né per appurare tutto ciò che al denaro è invece strettamente legato: la reale entità delle somme in gioco e la disponibilità delle stesse, che dipende dalla loro natura (patrimoniale, reddituale, finanziaria); la sostenibilità del progetto delle persone dopo la risoluzione della controversia; le possibili destinazioni alternative del denaro disponibile in funzione dei progetti di vita.

Ad esempio: l’alimentazione di fondi pensione o di altre forme di risparmio, così come il finanziamento della formazione e della capacitazione della parte economicamente più debole – in modo da renderla progressivamente autonoma dai residui del vincolo che si vuole sciogliere – sono spesso alternative efficaci alla corresponsione di un assegno di mantenimento, in quanto più adatte a sostenere un progetto per il futuro e meno legate all’idea di risarcimento, che è, invece, ancorata al passato.

I problemi maggiori che riguardano l’ambito economico – finanziario però, spesso non attengono tanto alla ripartizione delle disponibilità, quanto alla presa di coscienza della loro reale consistenza: anche la parte cui si richiede di corrispondere somme talvolta si impegna al di là delle proprie possibilità, dilatate, nella sua percezione, dal desiderio di chiudere la controversia, o da un senso di colpa, o da entrambi.

Il valore aggiunto che il commercialista o l’esperto finanziario può portare al team collaborativo si esprime quindi su diversi aspetti:

  • restituire una fotografia attendibile delle rispettive capacità patrimoniali e reddituali e collaborare a definire un piano di ripartizione equo e soprattutto funzionale alla realizzazione dei progetti di vita di ognuno;

  • agevolare la formulazione di un piano finanziario che tenga adeguatamente conto delle somme disponibili, della loro scansione temporale e delle spese che le parti dovranno sostenere per condurre separatamente la propria vita e attuare i loro progetti;

  • formulare ipotesi alternative di utilizzo delle somme disponibili, sempre nella prospettiva di rendere realizzabili e sostenibili i progetti futuri di ogni persona coinvolta.

Anche su questi aspetti, la forza della multidisciplinariteà costitutiva della pratica collaborativa si rivela dunque in tutta la sua portata, quale elemento determinante per mettere a fuoco i problemi in modo corretto e costruire basi informative solide e comuni sulle quali tutte le parti coinvolte possano costruire un progetto di vita sostenibile e duraturo.

di Silvia Cornaglia