Perché un esperto di relazioni si interessa alla Pratica Collaborativa –  2 puntata

Nel conflitto l’altro mi obbliga a considerarlo,
m’invita a vedere un altro punto di vista che non sia il mio,
amplia il mio campo di comprensione del mondo.
La felicità non dipende dalle circostanze piacevoli o spiacevoli,
ma dal nostro atteggiamento di fronte a queste circostanze.
Isabelle Filliozat, Psicoterapeuta e scrittrice

Da quando facciamo parte dell’Associazione Italiana Professionisti Collaborativi ci viene spesso chiesto sia a cosa serve un esperto di relazioni, sia come mai un professionista dovrebbe interessarsi a questo ruolo. Qui abbiamo deciso di rispondere ad entrambi i quesiti iniziando con lo spiegare la nostra visione del conflitto, ovvero un’esperienza coinvolgente, che fa parte della vita quotidiana, costruttiva o distruttiva a seconda di quanto siamo disposti a vedere l’altro, a riconoscerlo.

A volte, spesso per la verità, i conflitti portano con sé emozioni forti che prendono il sopravvento sulla lucidità tipica dei ragionamenti razionali facendoci pronunciare parole che non avremmo voluto dire o, altre volte, usando toni che le colorano di sfumature devastanti. Se, infatti, le parole che usiamo contano nella comunicazione con l’altro, il linguaggio paraverbale – tono della voce, espressione del viso, contatto oculare,…- ha un peso di cui spesso nemmeno ci rendiamo conto. Ma quante volte vi è capitato di dire dopo una discussione: ‘hai visto come mi guardava?’, ‘aveva quell’espressione….’. Se gli elementi comunicativi ed emotivi caratterizzano le relazioni quotidiane rendendole ricche e interessanti, nei momenti di crisi queste assumono un’importanza cruciale, ancor più delicata.

Tutti ci siamo trovati in incontri complessi, critici e le riunioni su temi cruciali, quali una separazione, vengono infatti spesso pervase da un clima denso di emozioni, di comunicazioni non solo verbali. La presenza di un facilitatore all’interno della pratica collaborativa diventa pertanto una risorsa decisiva per la buona riuscita della stessa.

Il suo principale ruolo è di agevolare la comunicazione e la gestione del conflitto, sollevando così gli avvocati da ruoli non propri e permettendo loro di assistere al meglio il loro cliente, mentre l’esperto delle relazioni è come un timoniere che tiene la barra al centro verso l’obiettivo delle decisioni tagliate a misura di quella famiglia. La comprensione reciproca, l’emersione dei bisogni, l’espressione delle emozioni e un dialogo efficace, sono tutti aspetti che conduce il facilitatore per permettere alle persone coinvolte di guardare in avanti e staccare lo sguardo dai rancori del passato.

Ecco perché l’esperto di relazioni durante la pratica collaborativa non è uno psicologo, un assistente sociale, un counsellor. Non cura, non ripara i traumi. Accoglie le fatiche, si sveste della propria professione principale e accompagna, a volte guida, insieme agli avvocati la coppia nel labirinto delle emozioni che la separazione comporta per mettere al centro gli interessi comuni, i bambini, la possibilità di una vita futura capace di togliere l’ancora e salpare verso nuovi porti portando con sé l’esperienza del prendere decisioni senza farsi guerre.

Proprio per la delicatezza del ruolo, il facilitatore deve avere un background formativo ed esperienziale nel campo psicologico, della mediazione familiare, della gestione dei conflitti e di gruppi, che nella pratica collaborativa viene valorizzato per rendere ogni riunione il più efficace possibile, favorendo una comunicazione chiara e utile tra le parti, permettendo loro di ascoltarsi, capirsi e accelerare il raggiungimento di soluzioni soddisfacenti. Il ruolo del facilitatore pertanto propone, a chi si occupa dei processi comunicativi, nuove interessanti e affascinanti sfide.

Infatti, il primo compito che si trova ad affrontare il facilitatore è di favorire un clima collaborativo, la definizione di obiettivi condivisi e stabilire un’agenda di lavoro, anche in virtù della propria neutralità all’interno del team. Sì, non dimentichiamolo: la pratica collaborativa è un lavoro di squadra di cui i coniugi sono parte attiva, non sono soggetti passivi delle idee e decisioni dei professionisti.

Proprio per questa fattiva partecipazione, altro compito dell’esperto di relazioni è quello di facilitare i processi comunicativi di tipo conflittuale: a differenza di quanto avviene nella mediazione familiare la presenza degli avvocati e dell’esperto finanziario consente di sondare in profondità rischi e potenzialità di ogni scenario decisionale.

Fondamentale è anche la funzione di far emergere le istanze emotive delle parti in modo non rivendicativo o aggressivo al fine di tenerne conto nella definizione degli accordi, garanzia indispensabile per la tenuta stessa degli accordi.

È evidente quindi l’aspetto che più ci affascina del ruolo a noi richiesto nel processo della pratica collaborativa, ovvero essere coinvolti in un campo di forze ad alto livello di complessità, per accompagnare concretamente i clienti ad attraversare il conflitto verso una nuova configurazione famigliare, sostenibile per tutti i suoi componenti e sostenibile nel tempo. Noi la sfida l’abbiamo raccolta.

di Anna CasaliElena Giudice