Processo alla Pratica Collaborativa: la sentenza e il filmato

PROCESSO ALLA PRATICA COLLABORATIVA

La Giuria, riunita in camera in consiglio, nelle persone di:

Margherita Cassano

Franca Bini

Ilaria Chiosi

Lamberto Galletti

Silvia Governatori

Simona Mazzei

Gino Mazzi

Franca Selvatici

Anita Tosi

udite le requisitorie della Pubblica Accusa nella persona del dott. Claudio Renzetti, e le arringhe difensive del legale di parte, avv. Carla Marcucci, sentiti i testimoni

ha deliberato la seguente:

SENTENZA CON MOTIVAZIONE CONTESTUALE

Considerato, preliminarmente, che ogni innovazione e stimolo che offre l’opportunità di arricchire prospettive umane, professionali, culturali, va accolta con grande favore, perché promuove la crescita della persona sia come singolo sia in tutte le sedi dove si sviluppa la sua personalità;

considerato inoltre che la vita di ogni persona è segnata da eventi positivi e negativi ed è parso alla Giuria che l’aspetto assai significativo della Pratica Collaborativa sia rappresentato dal tentativo dei professionisti di aiutare i clienti a a trasformare le vicende traumatiche che spesso contraddistinguono le separazioni in un’occasione per costruire se stessi come persone diverse, capaci di affrontare le prove più difficili, consapevoli che il proprio benessere non può prescindere da quello dell’altro e che nessuno può costruire la propria felicità sulle macerie dell’altro;

ritenute non provate le contestazioni della Pubblica Accusa secondo cui la Pratica Collaborativa:

  • sarebbe una cosmetica del diritto e rappresenterebbe un esercizio di stile barocco

  • darebbe alle parti l’illusione di offrire soluzioni rapide e vantaggiose

  • l’avvocato collaborativo costituirebbe una bizzarria terminologica e concettuale

diversamente ritenuta convincente la tesi della difesa secondo cui la Pratica Collaborativa moltiplica le possibilità di accordi conciliativi perché consente di lavorare dentro una cornice che rende propizia l’attività negoziale grazie alla presenza di regole preventivamente condivise e alla rinuncia esplicita alla possibilità di minacciare il ricorso al giudizio;

in particolare, riconosciuto che la Pratica Collaborativa si caratterizza per i seguenti aspetti:

  1. Le parti accettano di essere protagoniste della soluzione del loro conflitto.

  2. I professionisti coinvolti condividono percorsi formativi su cui si fondano lo stile negoziale, i principi, e la filosofia della pratica

  3. La pratica si ancora ai principi della trasparenza, della buona fede e della riservatezza

appreso, inoltre, che la contemporanea presenza di professionisti diversi consente di non sclerotizzare gli aspetti rilevanti del conflitto viceversa consentendo di trattare elementi giuridici, relazionali, economici in modo integrato, trovando accordi caratterizzati soprattutto per la loro attitudine a durare nel tempo;

considerato che la Pratica Collaborativa si propone come un ulteriore strumento nella cassetta degli attrezzi per la risoluzione stragiudiziale dei conflitti familiari, quindi non in contrapposizione ma in aggiunta ad altre modalità non contenziose di gestione del conflitto;

sottolineato come l’approccio scelto dalla Pratica Collaborativa comporta un cambio di prospettiva culturale non solo per le parti che aderiscono ma anche per gli avvocati che la praticano e che la Pratica Collaborativa riesce a coniugare gli interessi ed i diritti delle parti;

riconosciuto che l’avvocato collaborativo non si contrappone in termini di antagonismo alla figura dell’avvocato tradizionalmente inteso ma piuttosto ne valorizza l’aspetto negoziale e di risolutore dei conflitti nonché la sua funzione sociale;

ritenuto, infine, che la Pratica Collaborativa incoraggia l’avvio di un processo interiore che contribuisce a recuperare la dignità di sé, a rispettare profondamente l’altro, a favorire la responsabilità delle scelte e quindi sotto tutti questi aspetti rappresenta una tappa importante di un nuovo umanesimo che pone al centro la persona

P.Q.M.

ASSOLVE la Pratica Collaborativa da tutte le imputazioni contestate.

Ritiene, tuttavia, la Giuria di evidenziare i seguenti punti di parziali criticità su cui invita l’associazione AIADC a proseguire la sua riflessione:

  1. necessità di una particolare capacità e cautela dell’avvocato nell’avviare la Pratica Collaborativa nella consapevolezza del peculiare rapporto che, soprattutto nell’ambito delle separazioni, lega il difensore al cliente e delle ripercussioni negative derivanti, in caso di fallimento della Pratica, dall’interruzione del rapporto fiduciario instauratosi

  2. inderogabilità di una formazione costante che consenta di valutare attentamente la concreta fattibilità del percorso di Pratica Collaborativa, al fine di evitare che la disponibilità si possa trasformare in arrendevolezza

  3. scongiurare il rischio che il Tribunale sia visto solo come luogo di lotta senza esclusione di colpi, incapace di suggerire alle parti percorsi di attuazione di diritti e contestuale realizzazione degli interessi

Così deciso in Firenze, 18 marzo 2016

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