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	<title>Pratica Collaborativa</title>
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	<title>Pratica Collaborativa</title>
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		<title>PRATICA COLLABORATIVA E SOSTENIBILITÀ: DALLA SPAGNA UN ESEMPIO DA IMITARE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Baudino Bessone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 12:29:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di approfondimento]]></category>
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					<description><![CDATA[La sfida della sostenibilità: una “chiamata” europea per i Professionisti Collaborativi al fianco delle imprese In un recente articolo1&#160;avevamo evidenziato come la Pratica Collaborativa, e più in generale i principi della negoziazione collaborativa, costituiscano strumenti indispensabili per superare la fragilità di questi drammatici tempi di crisi e come i Professionisti&#160;Collaborativi&#160;possano&#160;svolgere&#160;un&#160;ruolo&#160;centrale&#160;a&#160;fianco delle&#160;imprese, trasformando il conflitto in &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[




<h5 class="wp-block-heading"><strong>La sfida della sostenibilità: una “chiamata” europea per i Professionisti Collaborativi al fianco delle imprese</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">In un recente articolo<a href="applewebdata://59E07290-BDE8-4EDD-AA9D-1FB357B853A1#_bookmark0"><sup>1</sup></a>&nbsp;avevamo evidenziato come la Pratica Collaborativa, e più in generale i principi della negoziazione collaborativa, costituiscano strumenti indispensabili per superare la fragilità di questi drammatici tempi di crisi e come i Professionisti&nbsp;Collaborativi&nbsp;possano&nbsp;svolgere&nbsp;un&nbsp;ruolo&nbsp;centrale&nbsp;a&nbsp;fianco delle&nbsp;imprese, trasformando il conflitto in risorsa e motore di responsabilizzazione individuale e collettiva verso il perseguimento di un progresso sostenibile<a href="applewebdata://59E07290-BDE8-4EDD-AA9D-1FB357B853A1#_bookmark1"><sup>2</sup></a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si può tuttavia operare secondo una logica di negoziazione collaborativa senza dotarsi delle necessarie competenze: la gestione del conflitto coinvolge infatti più figure&nbsp;professionali&nbsp;che&nbsp;devono potersi&nbsp;confrontare&nbsp;e&nbsp;collaborare&nbsp;per raggiungere&nbsp;una soluzione condivisa e, per far questo, occorre&nbsp;che tutti i professionisti seduti al tavolo della negoziazione condividano la stessa filosofia e parlino lo stesso linguaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio per questa ragione – come avevamo ricordato in quell’articolo &#8211; AIADC, Associazione&nbsp;Italiana Professionisti&nbsp;Collaborativi,&nbsp;si&nbsp;è fatta promotrice di una proposta – rivolta a rappresentanti del mondo accademico, istituzionale&nbsp;e&nbsp;professionale &#8211;&nbsp;volta&nbsp;a&nbsp;raccogliere&nbsp;consensi sulla&nbsp;necessità&nbsp;di garantire, fin dalla formazione universitaria e lungo tutto il successivo percorso professionale, una formazione specifica sulle tecniche della negoziazione ed in particolare sulla negoziazione&nbsp;integrativa&nbsp;basata&nbsp;sugli&nbsp;interessi,&nbsp;a tutti&nbsp;i&nbsp;professionisti&nbsp;che,&nbsp;a&nbsp;vario&nbsp;titolo, si occupano della gestione&nbsp;dei conflitti e&nbsp;della&nbsp;costruzione, attraverso la negoziazione collaborativa, delle condizioni necessarie al perseguimento di obiettivi di sostenibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’articolo si concludeva con l’auspicio che si potessero così colmare le lacune del passato e recuperare rapidamente il tempo perduto per trasformare la sfida della sostenibilità in un’opportunità ed affermare con forza la funzione sociale dei professionisti e il loro fondamentale ruolo al servizio della comunità per il superamento delle crisi e il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda ONU 2030.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo&nbsp;auspicio&nbsp;è&nbsp;stato&nbsp;raccolto&nbsp;e realizzato&nbsp;in&nbsp;Spagna,&nbsp;dove&nbsp;la&nbsp;comunità&nbsp;collaborativa ha&nbsp;saputo diffondere e valorizzare il proprio messaggio, lavorando a fianco delle istituzioni e trovando&nbsp;terreno&nbsp;fertile in&nbsp;un&nbsp;contesto&nbsp;–&nbsp;anche&nbsp;professionale&nbsp;&#8211;&nbsp;aperto,&nbsp;pragmatico&nbsp;e&nbsp;più propenso al cambiamento.</p>





<h5 class="wp-block-heading"><strong>Dalla Spagna un esempio virtuoso: la &#8220;<em>Ley Orgánica 1/2025, de 2 de enero, de medidas en materia de eficiencia del Servicio Público de Justicia</em>&#8220;</strong></h5>





<p class="wp-block-paragraph">Il 2025&nbsp;ha consegnato ai Professionisti Collaborativi Spagnoli un riconoscimento importante per il gran lavoro svolto ai fini dell’affermazione della Pratica Collaborativa nel percorso di evoluzione (per non dire rivoluzione) dal tradizionale sistema di “ordine imposto” ad un nuovo sistema di “ordine negoziato”<a href="applewebdata://59E07290-BDE8-4EDD-AA9D-1FB357B853A1#_bookmark2"><sup>3</sup></a>: e cioè un sistema incentrato sul sempre più ampio e articolato ricorso alla cosiddetta “giustizia consensuale”, in cui la Pratica Collaborativa è diventata a pieno titolo uno strumento centrale&nbsp;per&nbsp;il superamento&nbsp;dei&nbsp;conflitti&nbsp;mediante&nbsp;il&nbsp;raggiungimento&nbsp;di&nbsp;accordi&nbsp;stabili, duraturi e condivisi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo fondamentale traguardo è stato raggiunto in Spagna con “<em>Legge organica 1/2025,&nbsp;in&nbsp;data&nbsp;2 gennaio&nbsp;2025,&nbsp;recante&nbsp;le&nbsp;misure&nbsp;di&nbsp;efficientamento&nbsp;del&nbsp;servizio&nbsp;della Giustizia Pubblica</em>” (di seguito: “L. 1/2025”), che ha riconosciuto alla Pratica Collaborativa&nbsp;dignità&nbsp;di&nbsp;legge&nbsp;[<em>NDR:&nbsp;il&nbsp;titolo&nbsp;della&nbsp;Legge&nbsp;ed&nbsp;i&nbsp;passi di&nbsp;seguito&nbsp;riportati sono stati tradotti liberamente dallo Spagnolo per comodità di lettura</em>].</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ampia Relazione Illustrativa alla L. 1/2025 sottolinea che, fermo restando che il potere giurisdizionale appartiene esclusivamente ai tribunali, la giustizia non è solo &#8220;<em>l&#8217;amministrazione della giustizia contenziosa</em>&#8220;. Si tratta di un “<em>intero sistema che si inquadra nel movimento di quella che la filosofia del diritto chiama «giustizia deliberativa»,&nbsp;che&nbsp;non&nbsp;è&nbsp;monopolio&nbsp;degli&nbsp;organi&nbsp;giudiziari&nbsp;o&nbsp;della&nbsp;professione forense, ma appartiene all&#8217;intera società civile</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In&nbsp;questa&nbsp;prospettiva&nbsp;–&nbsp;prosegue&nbsp;la&nbsp;Relazione&nbsp;&#8211;&nbsp;il&nbsp;servizio&nbsp;pubblico&nbsp;della&nbsp;giustizia&nbsp;deve essere in grado di offrire ai cittadini la modalità più adeguata per gestire i loro problemi.&nbsp;In&nbsp;alcuni&nbsp;casi,&nbsp;questa&nbsp;sarà&nbsp;la&nbsp;via esclusivamente&nbsp;giudiziale,&nbsp;ma&nbsp;in&nbsp;molti&nbsp;altri casi sarà la via consensuale a offrire la soluzione migliore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;scelta&nbsp;dei&nbsp;mezzi&nbsp;più&nbsp;adeguati&nbsp;per&nbsp;la&nbsp;risoluzione&nbsp;delle&nbsp;controversie&nbsp;garantisce&nbsp;qualità alla giustizia e soddisfazione ai cittadini. In questo contesto “<em>diventano importanti le ragioni delle parti per costruire soluzioni di dialogo in spazi condivisi</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Muovendo da queste premesse, la relazione illustrativa sancisce alcuni, fondamentali principi, successivamente sviluppati e disciplinati nel testo di legge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo principio, è che “<strong><em>occorre recuperare la capacità negoziale delle parti</em></strong>”, con l’introduzione di meccanismi che mettano le parti al centro e “<em>rompano le dinamiche di confronto e tensione che pervadono le relazioni sociali nel nostro tempo</em>”. Per raggiungere questo obiettivo è necessario introdurre misure efficaci che non si degradino né si trasformino in meri adempimenti burocratici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo principio è la conferma del ruolo centrale affidato alle&nbsp;<strong>Associazioni Professionali</strong>, che svolgono una&nbsp;preziosa “<em>funzione&nbsp;di servizio ai cittadini, ospitando al loro interno meccanismi di risoluzione delle controversie, promuovendo e facilitando il dialogo sociale e, allo stesso tempo, rafforzando l&#8217;importante ruolo che svolgono in una società democratica avanzata</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il terzo principio è il riconoscimento della «<strong>Pratica Collaborativa</strong>» come strumento centrale ai fini del superamento dei conflitti:&nbsp;<strong>strumento che viene equiparato agli altri rimedi non giurisdizionali già previsti dall’ordinamento</strong>, cui le parti devono – in alcune materie – necessariamente ricorrere prima dell’instaurazione di un eventuale contenzioso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I principi suesposti sono sviluppati e disciplinati al capitolo I del Titolo II della L. 1/2025, sotto la rubrica “<em>Mezzi adeguati di risoluzione delle controversie non&nbsp;giurisdizionali</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’articolo 5 introduce una condizione di procedibilità in alcune materie attinenti a diritti disponibili, stabilendo al primo comma che “<em>nell&#8217;ordinamento giurisdizionale civile,&nbsp;in&nbsp;generale,&nbsp;affinché&nbsp;la&nbsp;domanda sia&nbsp;ammissibile,&nbsp;sarà&nbsp;considerato&nbsp;requisito&nbsp;di procedibilità il previo ricorso ad alcuni idonei mezzi di risoluzione delle controversie</em>”. Questo requisito “<em>si riterrà soddisfatto quando l&#8217;attività negoziale è svolta direttamente dalle parti, ovvero tra i loro legali secondo le loro linee guida e con il loro accordo,&nbsp;<strong>nonché nei casi in cui le parti hanno fatto ricorso ad un procedimento di diritto collaborativo</strong></em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il successivo Articolo 19, sotto la rubrica “<strong>Procedura di Diritto Collaborativo</strong>”, attribuisce valenza giuridica a questo strumento, delineandone le caratteristiche&nbsp;essenziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il comma 1 stabilisce che le parti “<em>possono ricorrere ad un procedimento di diritto collaborativo, nel quale, accompagnate e assistite ciascuna di esse da uno o più avvocati&nbsp;<strong>accreditati in diritto collaborativo</strong>, e con l&#8217;intervento, se del caso, di terzi neutrali, esperti nelle diverse materie oggetto della controversia o facilitatori della comunicazione,&nbsp;cercheranno una soluzione consensuale, in tutto o in parte, della controversia stessa</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il comma 2&nbsp;stabilisce che “<em>I principi fondamentali del procedimento collaborativo sono: buona fede, negoziazione sugli interessi, trasparenza, riservatezza, lavoro di squadra tra le parti, i loro avvocati ed esperti terzi neutrali che potrebbero, se del caso, partecipare, nonché la&nbsp;<strong>rinuncia ad adire i tribunali da parte degli avvocati intervenuti&nbsp;nel&nbsp;procedimento&nbsp;collaborativo</strong>,&nbsp;qualora&nbsp;non&nbsp;si&nbsp;raggiunga&nbsp;una soluzione, totale o parziale, della controversia</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;comma&nbsp;3&nbsp;prevede&nbsp;che,&nbsp;all’esito&nbsp;del&nbsp;procedimento&nbsp;collaborativo,&nbsp;i&nbsp;legali&nbsp;che&nbsp;vi&nbsp;hanno partecipato redigeranno un verbale finale che darà conto delle parti che hanno partecipato, i professionisti coinvolti, delle sessioni svolte, nonché degli accordi adottati&nbsp;e&nbsp;delle&nbsp;questioni&nbsp;sulle&nbsp;quali&nbsp;non&nbsp;è&nbsp;stato&nbsp;possibile raggiungere&nbsp;un&nbsp;accordo&nbsp;tra&nbsp;le&nbsp;parti.</p>





<h5 class="wp-block-heading"><strong>Formazione e mandato limitato: due carte vincenti del metodo collaborativo</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">L’articolo&nbsp;19&nbsp;della&nbsp;L.&nbsp;1/2025&nbsp;in&nbsp;precedenza&nbsp;richiamato,&nbsp;pone&nbsp;l’accento&nbsp;su&nbsp;due&nbsp;requisiti fondamentali, posti a garanzia del buon esito della negoziazione<a href="applewebdata://59E07290-BDE8-4EDD-AA9D-1FB357B853A1#_bookmark3"><sup>4</sup></a>, che caratterizzano lo&nbsp;strumento&nbsp;della&nbsp;pratica&nbsp;collaborativa (arricchendolo&nbsp;e&nbsp;differenziandolo,&nbsp;nel&nbsp;contesto normativo italiano, dalla negoziazione assistita).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si&nbsp;tratta,&nbsp;in&nbsp;particolare:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>dell’obbligo di&nbsp;<em>formazione specifica nelle tecniche della negoziazione collaborativa&nbsp;</em></strong>richiesto ai&nbsp;professionisti&nbsp;che&nbsp;partecipano&nbsp;al&nbsp;tavolo&nbsp;collaborativo (a norma dell’art. 19 della l. 1/2025, le parti devono essere assistite da “<strong><em>avvocati accreditati in diritto collaborativo</em></strong><em>”)</em>;</li>



<li>del&nbsp;<strong><em>mandato limitato</em></strong>: il mandato affidato ai professionisti che siedono al tavolo&nbsp;collaborativo&nbsp;è, infatti,&nbsp;limitato&nbsp;alla&nbsp;sola&nbsp;fase&nbsp;della&nbsp;negoziazione,&nbsp;sino&nbsp;al raggiungimento dell’accordo, e comporta l’impegno dei professionisti ad astenersi dal tutelare le parti in qualsiasi procedimento che, in caso di insuccesso della negoziazione, le parti dovessero promuovere con riferimento alle&nbsp;stesse questioni&nbsp;oggetto&nbsp;di&nbsp;controversia (sempre&nbsp;a&nbsp;norma&nbsp;dell’art.&nbsp;19&nbsp;della l. 1/2025, tra i “<em>principi fondamentali del procedimento collaborativo</em>” è espressamente menzionata “<strong><em>la rinuncia ad adire i tribunali&nbsp;</em></strong><em>da parte degli avvocati&nbsp;intervenuti&nbsp;nel&nbsp;procedimento&nbsp;collaborativo, qualora&nbsp;non&nbsp;si&nbsp;raggiunga una soluzione, totale o parziale, della controversia</em>”).</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ai Professionisti Collaborativi Spagnoli deve essere dunque riconosciuto il merito di aver contribuito a realizzare quel cambiamento culturale necessario per abbandonare l’impostazione tradizionale, fondata sulla contrapposizione e la competizione ed abbracciare la&nbsp;logica della negoziazione collaborativa, in cui le parti ed i loro professionisti si impegnano a cooperare per comporre il conflitto ricercando una soluzione condivisa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Formazione specifica&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>mandato limitato&nbsp;</strong>sono infatti le carte vincenti del metodo collaborativo, ma costituiscono anche le condizioni più difficili da far accettare in molti&nbsp;sistemi&nbsp;giuridici&nbsp;–&nbsp;quale&nbsp;quello&nbsp;italiano –&nbsp;in&nbsp;cui&nbsp;le&nbsp;professioni&nbsp;liberali&nbsp;sono&nbsp;poco permeabili al cambiamento e spesso&nbsp;propense&nbsp;a tutelare prerogative acquisite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per&nbsp;quanto&nbsp;attiene&nbsp;alla&nbsp;<strong>competenza&nbsp;specifica&nbsp;del&nbsp;professionista&nbsp;negoziatore</strong>,&nbsp;in&nbsp;Italia l’interesse per le dinamiche che scatenano il conflitto e per le tecniche che mirano a comporlo è relativamente recente e lo studio di queste tecniche non ha avuto lo sviluppo&nbsp;che&nbsp;si&nbsp;riscontra&nbsp;invece&nbsp;in&nbsp;altri&nbsp;paesi&nbsp;(ed&nbsp;in&nbsp;particolare&nbsp;in quelli&nbsp;che&nbsp;più&nbsp;hanno risentito dell’approccio pragmatico tipico dei sistemi di “common law”). Con poche, isolate&nbsp;eccezioni,&nbsp;i&nbsp;percorsi&nbsp;di&nbsp;formazione&nbsp;sulle&nbsp;procedure&nbsp;ADR&nbsp;offerti&nbsp;ai&nbsp;professionisti si focalizzano sulla disciplina giuridica dei vari strumenti messi a disposizione dal legislatore (la disciplina della mediazione commerciale, della mediazione famigliare, della negoziazione assistita, della composizione negoziata della crisi, etc.): si concentrano cioè sul quadro normativo di riferimento (<strong>dove si negozia</strong>), mentre trascurano&nbsp;il&nbsp;metodo&nbsp;(<strong>come&nbsp;si&nbsp;negozia</strong>) e&nbsp;cioè&nbsp;le tecniche&nbsp;di&nbsp;negoziazione impiegate per&nbsp;raggiungere&nbsp;un accordo&nbsp;condiviso. Esiste&nbsp;inoltra&nbsp;molta&nbsp;resistenza&nbsp;al&nbsp;cambiamento anche da parte delle imprese, soprattutto quelle Medie e Piccole (che costituiscono il fulcro dell’economia nazionale), sebbene la negoziazione collaborativa sia oggi lo strumento fondamentale per costruire una nuova cultura d’impresa ispirata al perseguimento degli obiettivi della solidarietà e della sostenibilità imposti a livello nazionale, comunitario e globale. E sono poche le associazioni di imprenditori che offrono ai loro soci percorsi di formazione volti a diffondere la cultura della&nbsp;<em>governance</em>&nbsp;collaborativa,&nbsp;che&nbsp;si&nbsp;fonda&nbsp;sulla&nbsp;condivisione, sull’ascolto&nbsp;e&nbsp;sul&nbsp;lavoro&nbsp;di squadra per interloquire con i vari portatori di interessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora&nbsp;più difficile&nbsp;è&nbsp;superare&nbsp;lo scoglio&nbsp;del&nbsp;<strong>mandato&nbsp;limitato</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed infatti, gli studi organizzati, in cui è netta la separazione di ruoli e competenze tra gli avvocati che si occupano della consulenza stragiudiziale e quelli che seguono il contenzioso, sono restii a&nbsp;promuovere&nbsp;il metodo collaborativo e&nbsp;creare&nbsp;al loro interno dipartimenti o gruppi di lavoro di avvocati formati alla pratica collaborativa. L’assunzione, da parte di un avvocato del “<em>team</em>&nbsp;collaborativo”, di incarichi di negoziazione per&nbsp;conto di un cliente, precluderebbe&nbsp;infatti allo studio la&nbsp;possibilità di assistere&nbsp;il&nbsp;cliente&nbsp;in&nbsp;un’eventuale fase&nbsp;contenziosa&nbsp;successiva&nbsp;(posto&nbsp;che&nbsp;il&nbsp;vincolo&nbsp;del mandato&nbsp;limitato&nbsp;non&nbsp;può&nbsp;essere&nbsp;eluso&nbsp;investendo della&nbsp;difesa&nbsp;altri&nbsp;legali&nbsp;appartenenti allo stesso studio).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli&nbsp;studi&nbsp;che&nbsp;prestano&nbsp;assistenza&nbsp;nel&nbsp;cosiddetto&nbsp;settore&nbsp;“<em>corporate</em>”&nbsp;sono,&nbsp;inoltre,&nbsp;restii ad indirizzare il cliente a legali specificamente formati alla pratica collaborativa ma esterni&nbsp;allo&nbsp;studio,&nbsp;poiché&nbsp;questa opzione&nbsp;potrebbe&nbsp;allentare&nbsp;il&nbsp;rapporto&nbsp;fiduciario&nbsp;con il cliente, mettendolo in contatto con potenziali “<em>competitor</em>” (con il rischio che il cliente si rivolga poi successivamente in modo continuativo ai nuovi professionisti incaricati della negoziazione).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono tuttavia ragioni pregnanti, non solo di opportunità ma anche giuridiche, per vincere le resistenze che ancora esistono nel nostro Paese e fare anche da noi quel “salto di qualità” che è necessario affinché la Pratica Collaborativa possa assumere il ruolo centrale che in Spagna le è stato riconosciuto per legge.</p>





<div class="wp-block-group is-vertical is-layout-flex wp-container-core-group-is-layout-4fc3f8e1 wp-block-group-is-layout-flex">
<h5 class="wp-block-heading"><strong>Alcune buone ragioni per un salto di qualità</strong></h5>



<h6 class="wp-block-heading"><em><strong>Gli&nbsp;obblighi di formazione&nbsp;e&nbsp;competenza del professionista&nbsp;negoziatore</strong></em></h6>
</div>





<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;Legislatore&nbsp;italiano&nbsp;non&nbsp;ha&nbsp;previsto&nbsp;alcun&nbsp;requisito&nbsp;di&nbsp;formazione&nbsp;specifica&nbsp;a&nbsp;carico dei professionisti che assistono le parti in una procedura di negoziazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, è incontestabile che ai professionisti che si propongono di assistere le parti in una procedura&nbsp;di negoziazione sono richieste una preparazione ed una competenza specifica in un settore di attività totalmente diverso da quello contenzioso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sotto il profilo giuridico, l’acquisizione di questa competenza è necessaria per adempiere&nbsp;correttamente all’obbligazione&nbsp;di&nbsp;diligenza&nbsp;prevista&nbsp;in&nbsp;via&nbsp;generale&nbsp;dall’art. 1176 c.c. a carico dei prestatori d’opera professionale. Il dovere di competenza è poi richiesto&nbsp;dai&nbsp;codici&nbsp;deontologici&nbsp;delle&nbsp;singole&nbsp;professioni,&nbsp;che hanno&nbsp;introdotto&nbsp;regole di&nbsp;comportamento&nbsp;destinate&nbsp;ad&nbsp;integrare&nbsp;il&nbsp;contenuto dell’obbligazione&nbsp;generica della diligenza professionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La competenza del professionista “negoziatore” ha ricevuto inoltre recentemente un preciso riconoscimento anche&nbsp;in sede&nbsp;di giurisprudenza&nbsp;di legittimità. La&nbsp;Cassazione, con&nbsp;la&nbsp;sentenza&nbsp;n. 8473/2019,&nbsp;ha&nbsp;infatti&nbsp;stabilito&nbsp;che&nbsp;il&nbsp;D.&nbsp;Lgs.&nbsp;n.&nbsp;28&nbsp;del&nbsp;2010,&nbsp;istitutivo della mediazione, “<em>con l’affiancare all’avvocato esperto in tecniche processuali che &#8220;rappresenta&#8221; la parte nel processo, l’avvocato esperto in tecniche negoziali che &#8220;assiste&#8221; la parte nella procedura di mediazione, segna anche la progressiva emersione&nbsp;di&nbsp;una&nbsp;figura&nbsp;professionale&nbsp;nuova,&nbsp;con&nbsp;un&nbsp;ruolo&nbsp;in&nbsp;parte&nbsp;diverso&nbsp;e&nbsp;alla&nbsp;quale si&nbsp;richiede l’acquisizione&nbsp;di&nbsp;ulteriori&nbsp;competenze&nbsp;di&nbsp;tipo&nbsp;relazionale&nbsp;e&nbsp;umano,&nbsp;inclusa la capacità di comprendere gli interessi delle parti al di là delle pretese giuridiche&nbsp;avanzate</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sentenza, riconoscendo alle “tecniche negoziali” un preciso rilievo giuridico, sancisce&nbsp;un principio che, seppur&nbsp;enunciato con riferimento alla&nbsp;figura&nbsp;dell’avvocato, è sicuramente applicabile a ogni professionista che si proponga nella veste di&nbsp;“negoziatore”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla luce di queste considerazioni, sembra corretto concludere che gli obblighi di formazione richiesti dal metodo collaborativo ai “professionisti Collaborativi” si pongono nella stessa direzione delle norme sopra richiamate e contribuiscono a rafforzare la tutela delle parti, garantendo che gli interessi delle stesse siano tutelati e salvaguardati&nbsp;da&nbsp;professionisti&nbsp;che&nbsp;condividano&nbsp;i&nbsp;valori&nbsp;sottesi&nbsp;al&nbsp;metodo&nbsp;collaborativo e siano in grado di applicare tecniche di negoziazione&nbsp;idonee per conseguire gli obiettivi prefissati attraverso una ricerca condivisa degli interessi comuni ed il raggiungimento di un accordo volto a tutelarli nel modo più equo.</p>



<h6 class="wp-block-heading"><em><strong>Il&nbsp;mandato&nbsp;limitato</strong></em></h6>



<p class="wp-block-paragraph">Considerazioni analoghe a&nbsp;quelle&nbsp;sopra&nbsp;svolte si impongono anche&nbsp;con riferimento al requisito del mandato limitato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli obblighi di&nbsp;<strong>buona fede, trasparenza, collaborazione&nbsp;e riservatezza&nbsp;</strong>che caratterizzano la pratica collaborativa, hanno, come logica&nbsp;<strong>conseguenza,&nbsp;</strong>l’accettazione&nbsp;–&nbsp;da&nbsp;parte&nbsp;dei&nbsp;professionisti&nbsp;e&nbsp;dei&nbsp;loroclienti –&nbsp;di&nbsp;un&nbsp;<strong>mandato&nbsp;limitato alla&nbsp;sola&nbsp;fase&nbsp;della&nbsp;negoziazione</strong>,&nbsp;sino&nbsp;al&nbsp;raggiungimento&nbsp;dell’accordo, con&nbsp;l’impegno dei&nbsp;professionisti&nbsp;ad&nbsp;astenersi&nbsp;dal&nbsp;tutelare&nbsp;le&nbsp;parti&nbsp;in&nbsp;qualsiasi&nbsp;procedimento&nbsp;che,&nbsp;in&nbsp;caso di&nbsp;insuccesso&nbsp;della negoziazione,&nbsp;le&nbsp;parti&nbsp;dovessero&nbsp;promuovere&nbsp;con riferimento alle stesse questioni oggetto di controversia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un argomento forte in questa direzione si rinviene nelle disposizioni dettate dal D.L. 132/2014, che ha introdotto lo strumento della negoziazione assistita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;analisi attenta delle disposizioni dettate dal D.L. 132/2014 che ha introdotto lo strumento&nbsp;della negoziazione&nbsp;assistita&nbsp;induce&nbsp;infatti&nbsp;a&nbsp;ritenere&nbsp;che&nbsp;<strong>il&nbsp;divieto&nbsp;dei&nbsp;legali delle parti di rappresentare e difendere le stesse in qualunque giudizio che in futuro&nbsp;le&nbsp;veda&nbsp;contrapposte&nbsp;</strong>(divieto&nbsp;che&nbsp;costituisce uno&nbsp;dei&nbsp;presupposti&nbsp;centrali&nbsp;della pratica collaborativa), costituisca una&nbsp;<strong>conseguenza logica (anche se non espressa), per non dire necessaria, della sottoscrizione dell&#8217;accordo di collaborazione (o di negoziazione assistita).</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed infatti, se si considera&nbsp;che i legali che assistono le parti nella negoziazione (collaborativa o assistita) hanno accesso ad informazioni riservate relative non solo alla singola controversia oggetto di trattativa, ma alla situazione e condizione complessiva delle parti ed ai loro rapporti&nbsp;e sono per ciò tenute ad un rigoroso e stringente obbligo di riservatezza, sembra corretto concludere che ai legali delle parti&nbsp;<strong>competa anche&nbsp;l&#8217;obbligo&nbsp;di&nbsp;astenersi&nbsp;dal&nbsp;tutelare&nbsp;le&nbsp;stesse&nbsp;parti&nbsp;nel&nbsp;giudizio</strong>&nbsp;che,&nbsp;in&nbsp;caso di&nbsp;fallimento&nbsp;della negoziazione,&nbsp;verta&nbsp;sulle&nbsp;stesse&nbsp;questioni&nbsp;controverse&nbsp;che&nbsp;ne&nbsp;hanno formato oggetto, od in altri giudizi che le vedano contrapposte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È, questo, un tema spinoso (ed invero non ancora adeguatamente esplorato dai commentatori),&nbsp;la cui diffusione si scontra con una visione ancora spesso&nbsp;schierata sulla difesa ad oltranza di tesi e prerogative che non sono oggi più compatibili con il nuovo ruolo sociale che l&#8217;avvocato è chiamato a svolgere, e che trova oggi invece riconoscimento nelle varie&nbsp;disposizioni che valorizzano il contributo professionale che l&#8217;avvocato&nbsp;può&nbsp;dare&nbsp;all&#8217;amministrazione&nbsp;della&nbsp;giustizia&nbsp;prima&nbsp;e&nbsp;fuori&nbsp;del&nbsp;processo, cooperando in modo costruttivo alla composizione dei conflitti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, il divieto dei legali coinvolti nella negoziazione di assistere le stesse parti in un giudizio che le veda contrapposte appare ancor più evidente se si pone attenzione ad&nbsp;uno&nbsp;dei&nbsp;passi&nbsp;centrali&nbsp;(anche&nbsp;se non&nbsp;adeguatamente&nbsp;messo&nbsp;in&nbsp;luce&nbsp;dai&nbsp;commentatori) delle scarne disposizioni che disciplinano&nbsp;la negoziazione assistita: e cioè il passo dell’art. 2 del D.L. 132/2014, in cui la convenzione di negoziazione assistita viene espressamente qualificata come un accordo di cooperazione, ovvero “<em>un accordo mediante il quale le parti convengono di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole la controversia</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Orbene,&nbsp;è&nbsp;pur&nbsp;vero&nbsp;che&nbsp;gli&nbsp;avvocati&nbsp;che&nbsp;assistono&nbsp;le&nbsp;parti&nbsp;nella&nbsp;negoziazione&nbsp;ricevono in&nbsp;genere&nbsp;mandati distinti,&nbsp;conferiti&nbsp;separatamente&nbsp;dai&nbsp;rispettivi&nbsp;clienti, ma&nbsp;è&nbsp;altrettanto vero che&nbsp;<strong>i mandati hanno per oggetto proprio la cooperazione per il raggiungimento di un fine comune ad entrambe le parti.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne consegue che il divieto di assistere una delle parti contro l’altra si ponga, se non strettamente in termini di obbligo giuridico, quanto meno in termini di opportunità e correttezza, per&nbsp;gli avvocati che&nbsp;hanno ricevuto incarichi separati (anche&nbsp;alla&nbsp;luce&nbsp;dei doveri&nbsp;deontologici&nbsp;di&nbsp;fedeltà&nbsp;e&nbsp;di&nbsp;non&nbsp;agire&nbsp;in&nbsp;conflitto&nbsp;di interessi&nbsp;previsti&nbsp;dal&nbsp;CDF).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa luce, la previsione del mandato limitato imposta dal metodo della pratica collaborativa altro non fa che rafforzare l’obbligo di lealtà e cooperazione che compete ai legali della parti (oltre che ai loro assistiti), con la finalità di meglio salvaguardare gli interessi dei clienti, focalizzando l’attenzione e concentrando gli sforzi sull’obiettivo comune ed evitando che il raggiungimento di questo obiettivo possa essere frustrato dalla minaccia di adire le vie giudiziali (spesso agitata come strumento di pressione nella negoziazione avversariale)<sup><a href="applewebdata://59E07290-BDE8-4EDD-AA9D-1FB357B853A1#_bookmark4">5</a></sup>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed infatti, come è stato correttamente osservato, “Il carattere (teleologicamente) delimitato del<em>&nbsp;mandato che le parti conferiscono ai professionisti dà luogo a indiscutibili&nbsp;<strong>vantaggi per le parti stesse&nbsp;</strong>(che sanno di poter godere di uno spazio qualitativamente&nbsp;e&nbsp;quantitativamente&nbsp;idoneo&nbsp;libere&nbsp;da&nbsp;pressioni&nbsp;e&nbsp;minacce legate&nbsp;alla prospettiva del processo)&nbsp;<strong>e per gli avvocati,&nbsp;</strong>che avendo un incarico condizionato in positivo alla riuscita della negoziazione&nbsp;<strong>si concentrano su questo e sulla ricerca di soluzioni valide e rispettose dei bisogni e interessi di entrambe le parti</strong>”&nbsp;<a href="applewebdata://59E07290-BDE8-4EDD-AA9D-1FB357B853A1#_bookmark5"><sup>6</sup></a></em>.</p>





<h5 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni: diffondere la cultura della negoziazione collaborativa per raggiungere i nuovi obiettivi della solidarietà e della sostenibilità</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">Il traguardo raggiunto dai Professionisti Collaborativi spagnoli dimostra che le resistenze ad abbracciare la logica della Pratica Collaborativa (resistenze prive di fondamento&nbsp;giuridico&nbsp;e&nbsp;solo&nbsp;determinate&nbsp;da&nbsp;retaggi culturali),&nbsp;possono&nbsp;essere&nbsp;superate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per&nbsp;far&nbsp;ciò&nbsp;è&nbsp;tuttavia&nbsp;necessaria&nbsp;una&nbsp;sensibilizzazione&nbsp;nazionale,&nbsp;con&nbsp;iniziative&nbsp;diffuse su tutto il territorio, volte a spiegare come sia questa un’occasione storica per confermare&nbsp;il&nbsp;ruolo&nbsp;centrale&nbsp;delle&nbsp;nostre professioni&nbsp;nel&nbsp;perseguimento&nbsp;degli&nbsp;obiettivi della sostenibilità (fondati sulla collaborazione tra tutti gli stakeholder) che ci siamo prefissati&nbsp;a&nbsp;livello&nbsp;mondiale,&nbsp;con&nbsp;l’agenda&nbsp;ONU&nbsp;2030,&nbsp;e&nbsp;a&nbsp;livello&nbsp;comunitario, con&nbsp;lo&nbsp;<em>European Green Deal</em>, con la Next Generation EU e con le iniziative volte a incentivare la Finanza sostenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Occorre promuovere la formazione di “figure professionali nuove”, capaci di “assistere” le parti nei sistemi dell’ordine negoziato con la giusta competenza professionale e spiegare come queste figure professionali siano essenziali per affiancare gli imprenditori nella transizione&nbsp;verso una nuova cultura d’impresa che, ponendo la negoziazione collaborativa a fondamento della gestione dei rapporti con tutti gli&nbsp;<em>stakeholders,</em> abbracci un nuovo modello di&nbsp;<em>governance</em>&nbsp;finalizzato al raggiungimento degli obiettivi di solidarietà e sostenibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Occorre stimolare le associazioni di imprenditori, dei lavoratori, dei manager, a sensibilizzare i propri iscritti sulle sfide poste dagli obiettivi di solidarietà e sostenibilità fissati a livello mondiale, europeo e nazionale, offrendo percorsi di formazione volti a diffondere la cultura dell’approccio collaborativo alla gestione dei conflitti e l’impiego della negoziazione collaborativa nella costruzione dei contratti e rapporti con tutti i soggetti portatori di interessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Occorre quindi che non solo le Scuole, le Università, gli Ordini professionali e le rispettive Fondazioni, ma anche le associazioni di categoria (di imprenditori, lavoratori, manager) si affrettino ad avviare&nbsp;i necessari percorsi formativi, affinché la negoziazione&nbsp;collaborativa&nbsp;&#8211;&nbsp;come&nbsp;strumento&nbsp;per&nbsp;la&nbsp;prevenzione&nbsp;e&nbsp;gestione dei&nbsp;conflitti in tutti quei contesti (privati, pubblici, imprenditoriali) in cui non sia necessario il ricorso all’autorità giudiziaria &#8211; possa essere efficientemente impiegata da professionisti che, acquisite le necessarie competenze,&nbsp;accettino di mettersi in gioco per supportare le imprese nel perseguimento&nbsp;degli obiettivi della sostenibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un traguardo non certo facile, ma neppure impossibile, come ci hanno dimostrato i colleghi spagnoli, che sono riusciti a raggiungerlo.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph"><strong>Alessandro&nbsp;Baudino</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">____________________</p>



<p class="wp-block-paragraph"><sup>1</sup>&nbsp;A.&nbsp;BAUDINO,&nbsp;E.&nbsp;VERRA,&nbsp;<em>Collaborative&nbsp;practice&nbsp;and&nbsp;sustainability:&nbsp;how&nbsp;collaborative&nbsp;practice&nbsp;and collaborative professionals may contribute to achieving the goals of the 2030 agenda?,&nbsp;</em>in&nbsp;<em>Diritto ed economia dell’impresa</em>, Fascicolo 5/2024, p. 806 e ss.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><sup>2</sup>&nbsp;Le&nbsp;tecniche&nbsp;della&nbsp;negoziazione&nbsp;collaborativa,&nbsp;ispirate&nbsp;ai&nbsp;principi&nbsp;della&nbsp;“<em>interest&nbsp;based&nbsp;negotiation</em>”&nbsp;e&nbsp;rafforzate dall’obbligo di trasparenza e di collaborazione cui sono tenuti i professionisti che compongono la squadra collaborativa,&nbsp;possono infatti&nbsp;essere efficacemente impiegate in tutte le situazioni in cui la negoziazione collaborativa&nbsp;costituisce la chiave per costruire rapporti stabili e realizzare un ambiente di governance collaborativo necessario per il perseguimento di un progresso sostenibile.&nbsp;Il&nbsp;gruppo&nbsp;di&nbsp;studio&nbsp;interdisciplinare&nbsp;dell’Associazione Italiana&nbsp;Professionisti&nbsp;Collaborativi, composto&nbsp;da&nbsp;esponenti&nbsp;delle&nbsp;professioni&nbsp;maggiormente&nbsp;coinvolte&nbsp;nella&nbsp;gestione&nbsp;dei&nbsp;conflitti,&nbsp;ha&nbsp;inoltre sviluppato vari modelli di clausole di “<em>negoziazione assistita secondo i principi della pratica collaborativa</em>”, che hanno iniziato ad essere inclusi nella prassi redazionale dei contratti di durata (contratti di joint venture, statuti societari, patti parasociali, concessioni di vendita, somministrazione, società a partecipazione mista pubblico / privata per la gestione di servizi pubblici locali) e, più in generale, di tutti quei contratti in cui è preminente l’interesse della parti a conservare il rapporto e la relazione tra loro esistente e tutelare l’investimento comune.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><sup>3</sup>&nbsp;L’espressione è mutuata dal brillante studio di: A. MONORITI,&nbsp;<em>Dall’ordine imposto all’ordine negoziato</em>, Torino, 2023.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><sup>4</sup>&nbsp;Per una comparazione tra il metodo della negoziazione assistita e quello della pratica collaborativa si rimanda a: A. BAUDINO,&nbsp;<em>La pratica collaborativa:&nbsp;procedure&nbsp;ADR a&nbsp;confronto e&nbsp;nuove prospettive&nbsp;per la risoluzione&nbsp;delle controversie in materia societaria</em>, Seconda parte, in:&nbsp;<em>Il Nuovo Diritto delle Società</em>, G. Giappichelli Editore, Torino, 2019, n. 2/2019, pag. 199 e ss.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><sup>5</sup>&nbsp;In questo senso è stato infatti osservato che “<em>il mandato limitato ha molti più vantaggi che inconvenienti:&nbsp;motiva&nbsp;le&nbsp;parti&nbsp;e&nbsp;i&nbsp;professionisti&nbsp;aperseguire&nbsp;l’accordo&nbsp;con&nbsp;ogni&nbsp;ragionevole&nbsp;sforzo&nbsp;(non un&nbsp;accordo&nbsp;qualsiasi,&nbsp;ma&nbsp;un&nbsp;accordo&nbsp;sostenibile&nbsp;e&nbsp;conforme&nbsp;agli&nbsp;interessi&nbsp;delle&nbsp;parti), consolida&nbsp;il&nbsp;clima di fiducia, e&nbsp;protegge la riservatezza</em>” (M. SALA, in AA. VV.,&nbsp;<em>La Pratica Collaborativa – Dialogo fra teoria e prassi</em>, a cura di M. SALA E C. MENICHINO, Torino, 2017, pag. 67).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a></a><sup>6</sup>&nbsp;F.&nbsp;DANOVI,&nbsp;in&nbsp;AA.&nbsp;VV.,&nbsp;<em>La&nbsp;Pratica&nbsp;Collaborativa&nbsp;–&nbsp;Dialogo&nbsp;fra&nbsp;teoria&nbsp;e&nbsp;prassi</em>,&nbsp;a&nbsp;cura&nbsp;di&nbsp;M.&nbsp;SALA e C. MENICHINO, Torino, 2017, pagg. 7 e ss.</p>


]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>AIADC in EUROPA</title>
		<link>https://praticacollaborativa.it/aiadc-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Oct 2024 11:28:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[AIADC]]></category>
		<category><![CDATA[ENCP]]></category>
		<category><![CDATA[negoziazione]]></category>
		<category><![CDATA[praticacollaborativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://praticacollaborativa.it/?p=8080</guid>

					<description><![CDATA[Appunti di Viaggio da Utrecht Premessa Nel mese di aprile, ad Utrecht in Olanda, si è svolta la conferenza ENCP. Patrizia Romagnolo e Alessandro Baudino, soci AIADC, hanno partecipato all’evento e ho pensato ad una intervista per soddisfare delle mie curiosità. Ciao Patrizia e Alessandro, vi ringrazio per aver accettato di partecipare a questa intervista. &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Appunti di Viaggio da Utrecht</strong></h4>





<p class="wp-block-paragraph"><strong>Premessa</strong></p>



<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">Nel mese di aprile, ad Utrecht in Olanda, si è svolta la conferenza ENCP. </p>



<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">Patrizia Romagnolo e Alessandro Baudino, soci AIADC, hanno partecipato all’evento e ho pensato ad una intervista per soddisfare delle mie curiosità.</p>



<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">Ciao Patrizia e Alessandro, vi ringrazio per aver accettato di partecipare a questa intervista.</p>



<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">Vi farò qualche domanda con lo scopo di far conoscere ai nostri associati l’esperienza vissuta a Utrecht.</p>



<h5 class="wp-block-heading has-text-align-left"><strong>1- Parto dall’inizio, come vi è venuto in mente di partecipare?</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Patrizia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho visto l’invito nella newsletter e avevo deciso di non andare; avevo l’amaro in bocca, perché mi sarebbe piaciuto, ma ero in un periodo intenso di lavoro e pensavo di non avere le risorse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi, all’incirca due settimane prima dell’evento, Alessandro mi ha chiesto se avessi preso in considerazione l’idea di partecipare all’ENCP e le mie certezze sono crollate. Tempo di due chiacchiere al telefono su scopi, obiettivi e questioni operative e la decisione era presa, con grande entusiasmo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Andare insieme ad Utrecht si è rivelata non solo una ottima idea, ma la migliore da quando sono iscritta all’associazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alessandro</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Premetto che, pur essendo iscritto da tanti anni all’associazione, in passato non avevo mai partecipato agli incontri internazionali perché erano molto focalizzati su un solo settore, quello delle controversie familiari, che è molto lontano dalle mie sfere di competenze e dai miei interessi. Oggi, dopo che la nostra associazione si è allargata a nuove categorie professionali e ha esteso i propri orizzonti a molteplici settori in cui la Pratica Collaborativa può svolgere un ruolo fondamentale nella “creazione di un mondo migliore”, mi è parso importante far sentire la nostra voce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E questo anche perché la nostra associazione ha un livello di approfondimento scientifico, una qualità professionale e personale dei soci che la compongono, un’aspirazione all’ innovazione ed una disponibilità ad accettare nuove sfide, la rendono senza dubbio unica nel panorama internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’invito di Francesca King, membro del Board di ENCP e in quel momento rappresentante di AIADC a Utrecht, ci ha poi convinto che fosse non solo un onore ma anche un dovere per noi partecipare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da ultimo, ma non per ultimo, ho sentito che questo fosse il momento storico giusto per portare all’estero i contenuti e gli obiettivi che abbiamo sviluppato con il Laboratorio dei visionari e con l’estensione della Pratica Collaborativa a tutti gli altri settori in cui lo strumento della negoziazione collaborativa può svolgere un ruolo fondamentale nella prevenzione e gestione dei conflitti, mandando così a tutta la comunità collaborativa il chiaro messaggio di innovazione frutto dei nostri approfondimenti.</p>



<h5 class="wp-block-heading">2- Qual è la cosa che vi ha stupito di più del congresso?</h5>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Patrizia</strong></p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<p class="wp-block-paragraph">La condivisione di esperienze e informazioni nel corso della tavola rotonda moderata da Francesca King. È stata un’opportunità per conoscere persone, sistemi e possibilità di crescita comune. Le informazioni e le idee erano di tutti e a beneficio di tutti in un movimento collettivo/globale di crescita della Pratica Collaborativa. Mi sono sentita orgogliosa di rappresentare AIADC e Francesca ha avuto ragione nel chiedere che qualcuno di noi partecipasse.</p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alessandro</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se devo dire, quello che mi ha stupito di più e allo stesso tempo mi ha fatto piacere, è stato constatare che noi italiani siamo molto avanti: abbiamo raggiunto un livello di approfondimento sull’ipotesi di sviluppo della Pratica Collaborativa in altri settori, che ha suscitato un grandissimo interesse e abbiamo posto le basi per una svolta di respiro internazionale della Pratica Collaborativa, in un momento storico in cui questo strumento può assumere un ruolo centrale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi ha inoltre fatto piacere conoscere colleghi di elevato profilo professionale, oltreché piacevolissimi sul piano umano. Si sono creati rapporti e contatti destinati a proseguire e rinsaldarsi nel futuro, per prossime occasioni di confronto e collaborazione.</p>



<h5 class="wp-block-heading">3- Come funziona una conferenza come quella di Utrecht?</h5>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Patrizia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Conferenza si è svolta presso le meravigliose sale dell’Università, in un palazzo storico in pieno centro, a pochi passi dalla torre di Utrecht. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei due giorni di conferenza vi sono stati momenti di lavoro congiunto attraverso tavole rotonde, approfondimenti di tematiche specifiche, lavori in coppia e momenti conviviali come la crociera sul fiume, aperitivi e cene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In particolare, nel corso del primo giorno, oltre a momenti istituzionali sull’andamento di ENCP, vi sono stati momenti di studio e lavoro tutti insieme come la tavola rotonda di Francesca King e l’approfondimento di Brian Galbraith.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo giorno era suddiviso, sia al mattino che al pomeriggio, in diversi workshop che ciascuno poteva scegliere; io ho scelto “Repairing connection; from hot lovers to warm living co-parents”, &#8216;Connecting in business &#8211; Extending CP beyond family law&#8217; e infine “Building intercultural competence in collaborative practice”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alessandro</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Aggiungerei ancora che gli incontri sono strutturati in modo tale da consentire interventi a chi abbia il desiderio di esporre temi o organizzare workshop dedicati. Per le prossime convention si potrà sicuramente valutare di sfruttare queste occasioni di confronto in anticipo, per partecipare alla conferenza dando un contributo più articolato rispetto a quello che siamo riusciti a dare quest’anno nel breve tempo che abbiamo avuto a disposizione: per esempio proponendo al direttivo di ENCP l’inclusione nel programma della prossima convention di un workshop che riprenda i temi che abbiamo esposto quest’anno, sulle potenzialità della pratica collaborativa nel civile commerciale e in funzione del perseguimento degli obiettivi della sostenibilità (Agenda ONU 2030, EU green deal, etc.), e sui cui abbiamo dimostrato di essere in Italia molto avanti.</p>



<h5 class="wp-block-heading">4- Come pensi di aver contribuito all’espansione della Pratica Collaborativa nella conferenza?</h5>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Patrizia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla tavola rotonda del primo giorno ho condiviso l&#8217;esperienza di AIADC rispondendo a delle domande che Francesca King ha posto a ciascun partecipante alla tavola, in tema di gestione dei casi collaborativi e dei practice group, delle attività di formazione e di pubblicità, degli ambiti di sviluppo della pratica collaborativa. Inoltre, con gli altri partecipanti alla tavola rotonda abbiamo riflettuto su ciò che occorre alla Pratica Collaborativa per essere maggiormente diffusa a livello nazionale e internazionale. Non sento di aver contribuito individualmente, ma come parte di un insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le domande che Francesca King poneva a ciascuno di noi ci hanno fatto scoprire un agire comune, una necessità di muoversi insieme per estendere esperienze locali /nazionali a livello europeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso ad esempio alle riflessioni sull’inserimento della Pratica Collaborativa in un progetto di legge spagnolo sulle a.d.r. e a come farlo diventare comune ad altre realtà europee o alla possibilità austriaca di inserire nelle coperture assicurative delle spese legali, anche quelle relative all’assistenza nelle pratiche collaborative. Ed infine, alla nostra realtà di AIADC di previsione e promozione dello sviluppo della Pratica Collaborativa in ambiti che prescindono/escono del diritto di famiglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio quest’ultimo aspetto è stato sviluppato da me ed Alessandro in un workshop del secondo giorno. I due Colleghi austriaci hanno riservato uno spazio per farci condividere ciò che AIADC sta sviluppando nel laboratorio di civile e commerciale, al termine del quale abbiamo scoperto/capito quanto siamo all’avanguardia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alessandro</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intervento sul tema dello sviluppo della Pratica Collaborativa in settori diversi da quello del diritto di famiglia è stato breve ma ha rappresentato un momento molto alto, sia per la profondità con cui è stato affrontato l’argomento, sia per l’interesse che ha suscitato e gli apprezzamenti che ha riscosso tra i partecipanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come dice Patrizia, sono temi su cui abbiamo lavorato assieme a lungo, ma il suo ruolo è stato determinante. Patrizia è una trascinatrice di folle: con il suo entusiasmo, il suo sorriso e la sua simpatia/empatia, sin dall’inizio, cioè sin dagli incontri domenicali di svago e networking, ha saputo creare un ottimo feeling con i partecipanti. Il sapersi muovere in ambienti e realtà internazionali ha fatto sì che i discorsi fatti e i messaggi dati venissero compresi e raccolti da tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho avuto la conferma che ho fatto proprio bene a convincerla a partecipare. Patrizia è stata la persona giusta nel luogo giusto, al momento giusto per coltivare e promuovere il nostro messaggio e raccogliere l’adesione anche dei più giovani, senza i quali la nostra associazione non potrà crescere come tutti speriamo.</p>



<h5 class="wp-block-heading">5- Vengo ad una domanda scomoda: avete percepito compensi, contributi, sostegni di qualunque genere dall’Associazione o da ENCP?</h5>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Patrizia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">No, nulla. Lavoro da sola, non faccio parte di alcuna struttura o studio e ho pagato tutto di tasca mia: voli aerei, alberghi, partecipazione all’evento. Alessandro, che è sempre generoso, mi ha offerto le cene e i taxi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alessandro</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La spesa è stata la stessa anche per me. In realtà, però, è Patrizia che ha coperto me di doni: oltre alla sua affettuosa presenza e i ricchi pranzi e colazioni mi ha anche regalato una splendida felpa con il logo dell’Università di Utrecht, che indosserò e conserverò come cimelio.</p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>6- È valsa la pena spendere quel denaro “di tasca vostra”? Potete spiegare il motivo che</strong> <strong>vi ha spinto ad un tale investimento?</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Patrizia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Rispondo sì, senza alcuna esitazione. Ho sottratto tempo e denaro a me stessa e alla mia famiglia, ma sono completamente soddisfatta/felice di questa scelta, anche perché Francesca King, essendo impegnata nella moderazione della tavola rotonda tra le associazioni europee, non avrebbe certo potuto porre domande a se stessa e far così conoscere la nostra realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La partecipazione mia e di Alessandro, insieme a Francesca, ha consentito di presentare ciò che AIADC fa e come lo fa, intessendo inoltre preziose relazioni internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono riconoscente ad AIADC, perché mi ha consentito di apprendere ed integrare nella mia vita professionale molti strumenti preziosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono molto colpita dalle critiche che spesso sento rispetto all’associazione e ho voluto così andare a vedere cosa succede altrove. Investire il mio denaro ed il mio tempo per acquisire competenze e informazioni, mi è parso comunque coerente con il ruolo che ho assunto all’interno del Direttivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alessandro</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne è valsa assolutamente la pena. Noi professionisti ed in particolare noi collaborativi, che abbiamo incentrato la nostra formazione sulla comprensione e sull’ascolto, non possiamo esimerci dall’ascoltare le voci degli altri, in un contesto internazionale. Solo attraverso l’ascolto e il confronto si può crescere, ricevere nuovi stimoli e produrre nuove idee.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è un arricchimento che tutti noi dovremmo avere la possibilità di avere, ma mi rendo conto che il tema del costo, soprattutto in questi tempi, che risentono di un lungo periodo di crisi, costituisce uno scoglio importante, in particolare per i colleghi più giovani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stiamo affrontando questo tema in Direttivo e stiamo studiando soluzioni che, nell’ambito delle risorse disponibili, consentano di finanziare, quanto meno in parte, la partecipazione agli eventi internazionali, in particolare ai più giovani, così come ha fatto in passato IACP, offrendo incentivi e quote di partecipazioni agevolate agli under **, secondo vari criteri.</p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>7- Qualcos’altro che volete condividere?</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Patrizia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Si, ti ringrazio, desidero dirti altre poche parole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In primis un ringraziamento ad Alessandro, perché con grande generosità è andato a “scovare”nel mio cuore il desiderio di partecipare alla conferenza e mi ha sostenuta in ogni momento, anche condividendo la sua immensa competenza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ringrazio Francesca King, perché con il suo costante sorriso è sempre una certezza per me; in lei trovo ciò che vorrei vedere: l’entusiasmo e la preparazione di chi conosce e crede fortemente nella Pratica Collaborativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ringrazio il Direttivo: è un’esperienza ineguagliabile farne parte e li ho sentito tutti i suoi componenti sostenere la mia partecipazione alla conferenza in rappresentanza di AIADC.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, esco dalla conferenza di Utrecht con una certezza: è soltanto questione di tempo, la Pratica Collaborativa è una risorsa ineguagliabile per chiunque, non soltanto per chi si trova nel conflitto. Occorre però l’azione di tutti, nulla di eclatante ma quelle piccole azioni che muovono il mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alessandro</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono d’accordo in tutto e per tutto con quello che dice Patrizia. Il Direttivo sta facendo la sua parte e stiamo cercando di coltivare e divulgare tutte le idee che vanno nella direzione dell’ampliamento dell’Associazione e della promozione della formazione alla negoziazione collaborativa. Ma è fondamentale l’apporto di ciascun socio: sia a livello personale, diffondendo e promuovendo il nostro modo di lavoro tra amici e colleghi, sia nell’ambito dell’associazione e dei Practice group, sottoponendo al Direttivo ogni idea o iniziativa utile alla diffusione della cultura della negoziazione collaborativa, cos’ come è avvenuto per il Viaggio all’interno della negoziazione, nato dall’idea di una nostra socia, che ha consentito di far conoscere in ambito nazionale, in un contesto altamente qualificato, la serietà e la professionalità con cui lavoriamo, creando i presupposti per una svolta storica nell’impiego della Pratica Collaborativa.</p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>8- E ora, cosa succede nel post Utrecht?</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Patrizia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è molto fermento e molte sono le idee, già questo articolo è la dimostrazione del fatto che se si vuole, si può muovere l’interesse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, stiamo coltivando i contatti e raccogliendo molte informazioni da utilizzare per futuri corsi e collegamenti internazionali. Come dicono i giovani: Stay tuned!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alessandro</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Patrizia è un vulcano. Farò il possibile per … “starle dietro” / tenere il passo e dare, con… i miei ritmi, il mio contributo.</p>


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