Un tempo anche la vecchia Vienna era nuova: il processo alla pratica collaborativa

17 giugno 2015: LA PRATICA COLLABORATIVA È STATA ASSOLTA.

Sì, infatti dopo alcuni mesi di lavoro affiatato di un gruppo di associati proveniente da varie regioni – Lombardia, Toscana, Piemonte – ce l’abbiamo fatta.

 

il pubblico
il pubblico

 

Sì sì, non avete capito male. Abbiamo processato il modo di lavorare in cui crediamo perché il principio fondante dell’approccio costruttivo al conflitto è proprio quello di accogliere la crisi come un’opportunità, un modo per crescere, per essere autocritici ed ironici piuttosto che autocelebrativi.

Allora ci siamo chiesti: come far conoscere ai professionisti la Pratica Collaborativa senza ‘guardarci nell’ombelico’ o, come direbbero altri, senza cantarcela e suonarcela? Come riuscire a trasmettere la nostra passione per questa pratica seguendone anche nella comunicazione lo stile che la contraddistingue?

Abbiamo allora accolto una proposta innovativa, un paradosso: processare una pratica che non crede nella logica delle parti contrapposte, le CONTROPARTI appunto.

E abbiamo messo in scena un vero processo, dall’esito finale non scontato.

Una giuria composta di personaggi noti, acuti, critici: Lina Sotis, famosa giornalista; Jolanda Restano, blogger; Lucia Vasini, attrice; Cristina Colli, psicoterapeuta de Il Minotauro; Massimo Bacchetta, giornalista di Radio Popolare; Enrico Pandiani, scrittore; Don Lorenzo Simonelli, della Curia di Milano.

Inoltre in giuria siamo stati onorati di avere la presenza del Presidente della IX° sezione civile del Tribunale di Milano, Gloria Servetti, e Ciro Cascone, sostituto procuratore presso il Tribunale per i Minorenni di Milano.

 

l'accusa
l’accusa
la difesa
la difesa
la giuria
la giuria

 

Una pubblica accusa, caustica e guerrafondaia che non ha risparmiato incursioni nel tempo dedicato alla difesa. Un avvocato difensore, attento a non cedere alle provocazioni, rispettoso dell’Altro.

Quattro testimoni per ogni capo di imputazione:

  • ESTRANEITA’ DELLA PRATICA COLLABORATIVA ALLA NOSTRA TRADIZIONE GIURIDICA E FORMAZIONE INADEGUATA
  • COSTI ESORBITANTI
  • TRASPARENZA COME RISCHIO PER LE PARTI COINVOLTE
  • NEGAZIONE DEL CONFLITTO
il processo
il processo

Un vero processo che evidenziasse in realtà un dialogo.

La Pratica Collaborativa si basa, infatti, su quello che potrebbe apparire un ossimoro: ri-trovarsi per separarsi. Lo scontro mantiene il legame, l’incontro permette poi di prendere una nuova strada. Pensiamo ai bambini: più si sentono riconosciuti per quello che sono e più riescono crescendo a fare scelte libere.

Un ossimoro, quindi, solo apparente perché chi come noi vede tante coppie sa bene che i litigi continui, le richieste incessanti di modifica delle decisioni, l’attacco costante agli stili educativi o a comportamenti personali non fanno altro che mantenere vivo il legame di coppia, la sofferenza. Perché le ferite hanno bisogno di essere riconosciute, viste e date loro un senso per essere riparate, perche le parti devono potersi dire ‘addio’ o anche solo ‘arrivederci’.

Un occhio al presente e al futuro insomma, piuttosto che mantenersi ancorati a un passato che vorremmo lasciare ma che, spesso, non siamo in grado di vedere con occhio indulgente.

Auguro un buon lavoro a chi fa parte dell’Associazione dall’inizio, a chi ne è appena entrato e forse un po’ disorientato, a chi, come me, si trova nel mezzo perché ciò che ho re-imparato in questi mesi è quanto si possa imparare ed apprendere nel confronto professionale misto al gioco. Sì, perché mi piace far parte di un’associazione dove la profondità dei temi e dell’impegno professionale ha il coraggio di mischiarsi con il gioco, l’ironia, la leggerezza, l’umiltà.

 

Foto e testo di Elena Giudice

 

ascolto
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